Nicolai: la scuola è come lo sport

Il campione ai ragazzi del Galilei: richiede impegno giornaliero. Poi selfie con tutti
LANCIANO. Spigliato, a suo agio tra i ragazzi, pronto a fare selfie con tutti: Paolo Nicolai, medaglia d’argento nel beach volley alle olimpiadi di Rio in coppia con Daniele Lupo. Insegnante speciale per gli studenti del liceo scientifico Galilei, indirizzo sportivo. Nella palestra della scuola, di fronte a 130 ragazzi Nicolai non solo ha raccontato la sua esperienza olimpica, da Londra a Rio, ma ha cercato soprattutto di far capire ai ragazzi che lo sport è passione prima di tutto, ma anche divertimento, sacrificio e abnegazione. «Il talento da solo non basta», dice Nicolai, «senza lavoro e allenamento resta fine a se stesso». Applausi per il ragazzone ortonese anche da parte dei docenti, della dirigente Eliana De Berardinis, dell’insegnante Carlo Orecchioni che lo ha portato a scuola negli ultimi giorni liberi prima di tornare ad allenarsi sulla sabbia per preparare i mondiali a Vienna. «Giro le scuole, per la prima volta sono in un istituto superiore», riprende Nicolai che ha frequentato il liceo scientifico, «questo indirizzo sportivo ha qualcosa di più, guarda allo sport che aiuta a crescere. Avete una grande opportunità, sfruttatela». Tante le domande dei ragazzi, curiosi di sapere come si possa diventare campioni conciliando studio e sport, quanti “sacrifici” si devono fare per diventare veri atleti, le emozioni provate a Rio, le soddisfazioni. Paziente il campione ortonese ha risposto a tutti. «È una soddisfazione raccontare la mia esperienza, che possa essere di esempio», dice Nicolai, «il mio è l’esempio di uno sportivo che va avanti con passione, divertimento, impegno. E poi conciliare scuola e palestra si può. In fondo sono simili: sia la scuola che lo sport richiedono un impegno giornaliero, insegnano a gestire le emozioni perché quando si fa un compito in classe è un po’ è come una gara e in tutte e due c’è una guida: l’allenatore in campo, il prof a scuola». Nicolai ha poi parlato delle gare, del fatto che bisogna dare il massimo, ma conta molto quello che hai fatto prima e poi il “valore” della sconfitta: «Aiuta a crescere. Se non proviamo cosa vuol dire perdere non riusciamo a capire quanto sia bello e importante vincere». «Quando si cade bisogna rialzarsi», chiude Orecchioni, «e da oggi niente più scuse “non ho fatto tutti i compiti perché ho avuto allenamento”: come dice Nicolai, le due cose si coniugano!». I ragazzi hanno consegnato un attestato al giocatore e la maglietta dell’istituto: poi selfie a volontà. (t.d.r.)
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