«Niente botte»: la pena ridotta in appello

14 Marzo 2023

Un 42enne era stato condannato a cinque mesi e a non vedere la figlia: per lui ora solo una multa

VASTO. Percosse, minacce e lesioni alla ex. Dopo sette anni di accuse, udienze, istruttorie dibattimentali complicate e corpose e limitazioni, un 42enne di Vasto, accusato di reati gravissimi nei confronti della compagna, ieri è stato riconosciuto colpevole dalla Corte d’appello dell’Aquila solo di un episodio di grave intemperanza. Già in primo grado molte delle accuse erano cadute, mentre ieri è stata riformata la sentenza di a 5 mesi per percosse. L’imputato è stato condannato solo una pena pecuniaria di 1.500 euro. Annullato il divieto di avvicinamento alla figlioletta di due anni. Accolta in toto la tesi difensiva. «La sentenza di secondo grado», ha dichiarato al termine dell’udienza il difensore Francesco Bitritto, «ha ristabilito buona parte della verità. Dall’accusa di maltrattamenti, minacce, ingiurie e lesioni per le quali l’accusa aveva chiesto una pena di 4 anni e 5 mesi di reclusione, si è arrivati a una pena pecuniaria di 1.500 euro. La cosa più triste è che, a causa delle accuse cadute, il mio cliente non ha potuto vedere per molto tempo la figlioletta di pochi anni. Questo divieto lo ha turbato moltissimo». Durante l’appello sono emerse numerose contraddizioni e incongruenze nelle dichiarazioni della parte offesa e dei suoi familiari. La procura generale dell’Aquila aveva comunque chiesto la conferma della sentenza di primo grado. La Corte d’appello ha accolto invece la tesi difensiva e ha riformato parzialmente la sentenza di Vasto. «Non è emersa nessuna vessazione», spiega l’avvocato Bitritto. «né sono state dimostrate le presunte umiliazioni, minacce, offese e intimidazioni. Nessuna soggezione psicologica. Ora attendiamo con serenità le motivazioni della sentenza per valutare eventuale ricorso in Cassazione, per stabilire l’assoluta innocenza del mio assistito a cui è stato impedito di vedere la figlia nei suoi primi anni di vita. Per il mio cliente», sottolinea il legale del 42enne vastese, «è stato un vero e proprio incubo durato sette anni. L’uomo per il momento non vuole parlare. La sua identità viene coperta per non turbare la serenità dei familiari e per non ledere alla figlioletta». Per il momento non vuole aggiungere altro l’avvocato Bitritto, ma è deciso tuttavia a far cancellare anche la pena pecuniaria dalla Cassazione.(p.c.)
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