Niente fuochi d’artificio ma in centro c’è il pienone

I più giovani non rinunciano ad attendere l’alba: nei locali si accende la movida Ma è polemica su assembramenti, schiamazzi e spettacoli pirotecnici “fai da te”
LANCIANO. Alla fine a festeggiare la Nottata, la tradizionale notte bianca di "apertura" delle Feste di settembre, mutilata, causa Covid, dei principali festeggiamenti civili, sono stati i giovanissimi e i bar. A fare da contraltare ad una città orfana della tradizionale paratura che illuminava a giorno corso Trento e Trieste e piazza Plebiscito, senza i fuochi delle 4 del mattino, senza giostre, banda, bancarelle e ambulanti, sono state le centinaia di giovani e giovanissimi che si sono riversati in città per assistere ai vari dj-set allestiti nei principali bar del centro. E non sono mancati gli assembramenti.
LA NOTTATA La serata di apertura delle Feste è stata caratterizzata dai giochi in piazza Pace dedicati ai bambini da parte delle associazioni New crazy Lab bis e la Tavolozza dei sorrisi e un applauditissimo Remo Rapino che ha incantato la piazza d'Armi delle Torri Montanare raccontando la Lanciano di Liborio Bonfiglio, il personaggio del romanzo che gli è valso il premio Campiello. Ma se da un lato il Covid ha spento gran parte della scenografia delle Feste, a partire dall'assenza di luminarie (decisa proprio per evitare di richiamare in centro le persone con il rischio di assembramenti) e una piazza Garibaldi orfana delle decine di camioncini di porchetta a seguito di un'ordinanza anti-Covid del sindaco Mario Pupillo, dall'altro la città si è accesa con la movida dei giovanissimi in giro fino alle prime ore dell'alba. I bar hanno fatto da padrone. Affollatissimo ogni centimetro quadro degli spazi esterni concessi ai locali di somministrazione di cibo e bevande.
I FUOCHI Non sono mancati nemmeno gli “spari”. Qualcuno, infatti, incurante del divieto della questura di cui ha dovuto tener fede il comitato Feste, escludendo anche uno sparo simbolico in edizione ridotta sopra la Torre civica o all'ippodromo, ha fatto esplodere alcuni fuochi di artificio dopo la mezzanotte e alle 4 del mattino. «Diffido chiunque, e mi riservo di adire le vie legali», avverte il presidente del comitato Feste, Maurizio Trevisan, «a mettere in giro voci sul fatto che siamo stati noi a far esplodere i fuochi. Quelli che si sono sentiti sono stati fuochi "casalinghi" di cui non eravamo minimamente a conoscenza».
LA MESSA IN CATTEDRALE Per onorare la tradizione il sindaco Pupillo ha chiesto al vescovo Emidio Cipollone di far suonare a festa le campane della Cattedrale alle 4 del mattino. E così è stato. In chiesa, con scrupolosa attenzione alle norme anti contagio e di distanziamento, hanno partecipato alla funzione religiosa 50 persone, compreso il primo cittadino.
LE POLEMICHE Non sono mancate le critiche. La città, a dispetto di quanto le ordinanze e il buon senso imporrebbero, è stata presa d'assalto da frotte di persone, per lo più giovani e giovanissimi attirati dai bar, aperti fino a tardi e, in qualche caso, oltre l'orario consentito. Nessun controllo e nessuna precauzione, nè dal punto di vista del distanziamento, nè per l'uso di mascherine, obbligatorio dopo le 18 e fino alle sei del mattino. Anche l'alcol è scorso a fiumi. Nell'area dell'ex stazione Sangritana, fin sui binari, il personale della EcoLan si è trovato di fronte ad un letto di bottiglie di vetro di superalcolici. «È una beffa nei confronti di noi giostrai», si lamenta un rappresentante della categoria, «hanno vietato a 50 famiglie di lavorare con tutte le precauzioni per poi consentire assembramenti e abuso di alcol. E nessuno che abbia controllato o vigilato sulla situazione». Nessuna multa è stata fatta dalle forze dell'ordine.

