Niente motori, Stellantis si ferma Due giorni di chiusura obbligata

11 Settembre 2026

Oggi e lunedì ex Sevel ferma per problemi di fornitura. I sindacati: «Campanello d’allarme»

ATESSA

Si ferma per due giorni la produzione alla Stellantis di Atessa. Il più grande stabilimento europeo dei veicoli commerciali resterà fermo oggi e il prossimo lunedì per la mancata fornitura dei motori provenienti da Pratola Serra (Avellino), dove si registrano difficoltà nell'approvvigionamento dei basamenti prodotti dalla Teksid di Carmagnola.

La comunicazione è arrivata dalla direzione aziendale al comitato esecutivo delle rsa di Fim e Uilm. Il fermo interesserà tutti i turni e l'intero plant, ad eccezione del reparto Ckd, della lastratura e delle manutenzioni, che resteranno operative insieme al personale comandato per il riavvio degli impianti. La produzione riprenderà regolarmente dal primo turno di martedì, salvo ulteriori criticità. Le giornate saranno coperte con permessi e ferie collettive. Lo stop arriva mentre la fabbrica della Val di Sangro sta cercando di consolidare la ripresa produttiva dopo mesi di cassa integrazione, con volumi tornati a circa 850 furgoni al giorno grazie all'aumento della domanda del Ducato e degli altri veicoli commerciali prodotti ad Atessa. Per la Fim-Cisl, che esprime preoccupazione tramite il segretario interregionale di Abruzzo e Molise, Amedeo Nanni, il problema va oltre la semplice interruzione della produzione. «Questo fermo è l'ennesimo campanello d'allarme che non possiamo più permetterci di ignorare», comenta Nanni. «Una situazione che sta creando un danno concreto ai lavoratori, sia diretti che dell'indotto, e produce perdite economiche e produttive per l'azienda». Il numero uno di Fim Abruzzo e Molise collega le difficoltà di questi giorni alle fragilità delle catene di approvvigionamento internazionali. «Non possiamo continuare a considerare questi episodi come semplici problemi di logistica. La guerra in Medio Oriente, l'instabilità delle rotte commerciali e le difficoltà attraverso Hormuz stanno avendo conseguenze pesantissime sull'industria europea». Per il sindacalista «serve una vera autonomia industriale, energetica e logistica dell'Europa», rimarca, «perché senza una filiera sicura non c'è futuro per il nostro lavoro e per la nostra industria». Più prudente la lettura della Fismic. «Siamo in allerta perché un plant come Atessa, che ha commesse e volumi, deve fermarsi per ragioni che non dipendono dagli ordini», osserva Gianluca Gagliardi. «Se questa situazione non dovesse migliorare si rischia di sacrificare i lavoratori con fermate improvvise. Tuttavia è un problema diverso da quanto avvenuto con i semiconduttori ed è principalmente una questione organizzativa». Anche la Fiom invita a non creare allarmismi. «La questione riguarda Pratola Serra, che produce motori specifici per Atessa e si rifornisce a Carmagnola dei basamenti da montare sui propulsori», spiega il segretario Uilm Chieti-Pescara Nicola Manzi. «Al momento è solo una questione tecnica. L'azienda dovrà strutturarsi per essere al passo con la produzione richiesta dal mercato dei motori per il Ducato, ma non ci sono altre situazioni particolari».

Rimane tuttavia lampante il segnale di una filiera che ancora oggi è vulnerabile: basta il ritardo di un componente per fermare, nel giro di poche ore, la produzione del più importante stabilimento manifatturiero d'Abruzzo e con esso centinaia di aziende dell'indotto della Val di Sangro.

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