I bambini del bosco a casa per gli incontri coi genitori

Stabilito il regime per il rientro a Palmoli. E oggi Pillon deposita il ricorso
VASTO
Ci sono volute anche le sollecitazioni dell’avvocato difensore Simone Pillon, ma alla fine la famiglia del bosco è arrivata a conoscere il regime di “libertà vigilata” a cui saranno sottoposti i tre bimbi della coppia angloaustraliana nei prossimi mesi. Ieri, a Monteodorisio, c’è stato l’incontro decisivo tra Pillon, la curatrice speciale Marika Bolognese, la tutrice Maria Luisa Palladino e, soprattutto, Giuseppina Tittaferrante, la nuova assistente sociale che seguirà il caso insieme a Veruska D’Angelo (sotto processo disciplinare e ieri assente). Il colloquio serviva a scandire il percorso del “ricongiungimento a tappe”, così come definito dall’ultima ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila, che inizierà il prossimo lunedì. Ieri il legale dei Trevallion ne ha illustrato sommariamente i contenuti: «I tempi degli incontri come oggi previsti sono stati leggermente incrementati e la settimana entrante, dopo 10 mesi, i bambini potranno finalmente tornare a Palmoli, sia pure per poche ore, nei giorni antecedenti l’inizio della scuola, e questa è comunque una bella notizia», ha spiegato Pillon.
Trovare una quadra non era semplice. I giudici hanno deciso che fino alla fine di ottobre i tre bimbi, da 10 mesi collocati in una comunità di Vasto, potranno vedere i genitori all’esterno della struttura, in luoghi neutri o – questa è la novità – nel casolare di Palmoli dove hanno trascorso tutta la loro vita prima dell’allontanamento. Una scelta dettata dalla richiesta degli stessi minori di rivedere i loro amati animali che però sembrava cozzare con i loro orari scolastici. I bimbi, infatti, da lunedì inizieranno a frequentare la scuola pubblica, un istituto nei dintorni della casa famiglia. Per loro le autorità hanno scelto il tempo pieno: significa che dalle 8 alle 16 saranno in classe. Far convivere questi orari con l’esigenza di organizzare gli incontri diurni nella casa del bosco di Palmoli – a 40 minuti di macchina dalla struttura – sembrava un affare complicato, ma gli ostacoli, almeno per ora, sono stati superati.
Pillon ha tenuto a rendere noto il clima di «confronto costruttivo» in cui si è svolto l’incontro. «I genitori hanno spiegato le loro preoccupazioni finalizzate a prevenire lo stress e il trauma per i bambini e hanno illustrato il loro stile educativo e le loro modalità di dialogo coi figli, che sono state a volte male interpretate», ha raccontato l’avvocato. «Si sono avute rassicurazioni sugli accertamenti in corso per la salute dei bambini e sul coinvolgimento dell’equipe di Neuropsichiatria Infantile nel follow up scolastico. Si sono infine convenute le nuove modalità di confronto e dialogo tra i soggetti coinvolti nella vicenda, anche per stemperare il clima e favorire la reciproca comprensione».
Da novembre, se tutto andrà come previsto, i bambini potranno tornare nella casa nel bosco anche nei weekend e, a un anno di distanza dall’ultima volta, dormire con i propri genitori. È questo il secondo passaggio verso la ricomposizione del nucleo familiare. Sarà poi da vedere come tutto ciò influirà sul delicato capitolo scuola. In caso di ritorno a Palmoli, i bambini dovranno compiere un lungo viaggio in macchina per andare e tornare da scuola.
L’alternativa sarebbe l’istituto di Castiglione Messer Raimondo, referente per il Comune dove abita la famiglia, ma implicherebbe il trasferimento dei piccoli in una nuova classe. Interrompere bruscamente i rapporti con coetanei e insegnanti potrebbe non essere la migliore delle ipotesi per dei bambini che a scuola, prima di quest’anno, non sono mai andati.
Il clima di collaborazione tra le parti all’interno del quale ormai sembra svolgersi la vicenda non cancella l’insoddisfazione dei Trevallion per l’ultima ordinanza dei giudici. Pillon oggi presenterà il reclamo in Corte d’appello. Dopo i tanti passi avanti fatti e i compromessi accettati, la difesa si aspettava una decisione favorevole come il ricongiungimento immediato o almeno l’accettazione dell’istruzione parentale. Non sono arrivati né l’uno né l’altra. La famiglia aveva proposto un programma scolastico che prevedeva il ricorso a due docenti e la costituzione di una classe speciale con gli altri bambini della comunità neorurale di Palmoli. Secondo i giudici minorili, l’homeschooling non è sufficiente a garantire i diritti dei minori all’istruzione e alla relazionalità; di parere opposto la difesa, che ritiene di aver visto leso il proprio diritto all’istruzione parentale, una possibilità prevista dalla legge italiana.
Nel ricorso uno dei punti riguarderà la tutela della salute dei fratellini. Secondo lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei genitori del bosco, «nel complesso è stata completamente sottovalutata la sofferenza dei piccoli. Peraltro i bambini rispetto agli eventi in generale, in apparenza si adattano anche a condizioni terribili: proprio quando non danno segnali quello è il segnale più grave». L’inserimento nella scuola pubblica, in questo caso, dovrebbe tener conto di molti fattori: «Inserirsi in un gruppo classe non è scontato. Inoltre è evidente che tutti i bambini che incontreranno, a causa del clamore mediatico, hanno già giudizi pregiudizi sui tre bimbi del bosco. Si è detto che i bambini avrebbero afferma affermato di voler andare a scuola. Ma non ha nessuna cognizione di che cos’è la scuola pubblica, quindi potrebbero aver assecondato il loro interlocutore». Per l’esperto, l’inserimento presenta due trappole: «Da un lato la non abitudine al gruppo classe già formato, dall’altro il potenziale pregiudizio degli altri bambini che potrebbe trasformarsi in forme di bullismo».
Inoltre, Cantelmi condivide quanto molti osservatori hanno sostenuto: «Sembra quasi che per costringere i genitori a rinunciare ad un loro diritto costituzionale, la scuola parentale, i bambini siano costretti a permanere in una casa famiglia. Assistiamo a un paradosso: i genitori amorevoli, buoni e affettuosi costretti a incontri protetti. Non si capisce da che cosa i bambini debbano essere protetti, forse dal fatto che Catherine preferisca offrire loro della frutta in luogo di merendine? Oppure che faccia godere a questi bambini l’armonia della natura al posto della tv? Ripeto: ci sono molti elementi paradossali che, purtroppo, lasciano sconcertati».
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