Niente parti civili per il parroco imputato

22 Maggio 2018

VASTO. Era il 14 settembre 2014. Domenico Mascilli, 64 anni, falegname in pensione, morì dopo una caduta dalla scala mentre prestava la sua opera di volontario per i lavori nei locali della...

VASTO. Era il 14 settembre 2014. Domenico Mascilli, 64 anni, falegname in pensione, morì dopo una caduta dalla scala mentre prestava la sua opera di volontario per i lavori nei locali della parrocchia di San Paolo. Per quella morte i giudici hanno rinviato a giudizio il parroco, don Gianni Sciorra, e il responsabile dell’impresa che stava realizzando i lavori, Mauro Barisano. Ieri è stata celebrata un’udienza. Il parroco e vicario episcopale, difeso dagli avvocati Fiorenzo Cieri del foro di Vasto e Giuliano Milia del foro di Pescara, è finito nei guai perché «in qualità di committente dei lavori inerenti la realizzazione dei nuovi locali dell’emporio della solidarietà si avvalse di manodopera non qualificata e senza alcuna formazione». Ieri i familiari della vittima rappresentati fra gli altri dall’avvocato Nino Marazzita, hanno deciso di ritirare la costituzione di parte civile. Il tribunale ha ascoltato la moglie della vittima e altri testimoni rinviando il processo a novembre. Il giorno in cui morì Mascilli stava eseguendo lavori di tinteggiatura e stuccatura. A giudizio della pubblica accusa non venne informato sul pericolo che derivava dal lavoro sul soppalco con un’attrezzatura non idonea. Dopo aver perso l’equilibrio cadde e, non essendoci protezione, battè la testa a terra. All’ospedale di Teramo a Mascilli furono espiantati gli organi. La Procura contesta, inoltre, agli imputati l’articolo 18 del Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro: i committenti avrebbero omesso, cioè di sottoporre Mascilli a visita medica al fine di accertare l’idoneità delle mansioni a lui affidate. (p.c.)
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