Niente piazza concessa a Salvini Pupillo: il ministro rispetti le leggi
Lanciano. Continua la polemica dopo il comizio del vicepremier tenuto al Ciakcity e non davanti al Comune Bomba (NL): chi ci ha perso è la città. Canzano (Sinistra-Art.1-Mdp): il leader della Lega si faccia un suo decreto
LANCIANO. La tappa elettorale di Matteo Salvini in città lascia lunghi strascichi polemici. Il giorno dopo è botta e risposta tra esponenti di centrodestra, che bollano come arrogante l’amministrazione Pupillo per il mancato comizio in piazza del vicepremier, e quelli di centrosinistra, che invece fanno quadrato intorno al primo cittadino. Quest’ultimo oggetto degli strali del leader della Lega durante il comizio al cinema Ciakcity.
IL SINDACO PUPILLO. «Matteo Salvini è ministro dell’Interno e viceprimo ministro, ma queste qualifiche non sono sufficienti per considerarsi al di sopra della legge e delle regole di cui a parole è strenuo difensore». Mario Pupillo non manda giù la definizione di «sindaco poco democratico» usata dal capo della Lega al Ciakcity, né le accuse di aver negato la piazza al leader del Carroccio. «È una menzogna», attacca il primo cittadino sui social, dove si consuma l’intera polemica, «l’obiettivo è chiaro ed evidente: fare il comizio al chiuso e creare una polemica ad uso e consumo delle folle». Pupillo ricostruisce i fatti. «Venerdì alle 14 apprendiamo dalla stampa della visita a Lanciano di Salvini e alle 21,03 viene inviata una mail pec (aperta solo ieri mattina, ndc) dall’Associazione europea operatori di polizia che comunica a questura, commissariato, Comune e carabinieri che avrebbe svolto servizio di accoglienza in occasione della visita del viceprimo ministro. Questa, ad oggi, è l’unica comunicazione formale in merito al comizio di domenica sera. Per me che Salvini tenga un comizio in piazza o dove preferiscano i suoi, non rappresenta in alcun modo un problema», sottolinea il sindaco, «non sono io il proprietario della piazza, che è un luogo pubblico a disposizione di tutti coloro ne richiedano l’utilizzo nelle forme previste e stabilite da leggi e regolamenti». Comizi e riunioni elettorali vanno comunicati alle autorità di pubblica sicurezza con 48 ore di anticipo. Salvini in piazza Plebiscito aveva già tenuto un comizio: era il 24 marzo 2016.
IL CENTRODESTRA. A cavalcare l’onda della polemica lanciata dalla Lega e dal suo leader, corroborati dal bagno di folla al cinema Ciakcity (oltre mille persone, di cui circa 400 rimaste fuori sotto la pioggia), è il centrodestra cittadino. «Non è possibile che a un ministro non sia concesso l’utilizzo della piazza», sostiene su facebook Paolo Bomba (Nuova Lanciano), «è Lanciano a perderci». «Il vero problema», rincara la dose Tonia Paolucci (Libertà in Azione), che aveva già criticato l’amministrazione in occasione della visita di Luigi Di Maio, «è non sentire nemmeno l’esigenza di chiedere un colloquio, anche veloce, al ministro degli Interni. Salvini è venuto in città per la campagna elettorale, ma è l’unico al quale poter chiedere la presenza di più forze dell’ordine sul territorio».
IL CENTROSINISTRA. «Nessuno del centrodestra lancianese si è candidato a sostegno del laziale Marco Marsilio eppure oggi tutti parlano per conquistare la medaglietta del più salviniano di turno», replica Leo Marongiu (Pd). In realtà ci sono Antonello Di Campli Finore (Udc-Dc Idea) e Donato Di Fonzo (FdI), ma nelle scorse settimane circolavano anche altri nomi. Anche nella lista della Lega non compaiono lancianesi. «Il sindaco non è alla mercé di alcuno», aggiunge Marongiu, «di grossi temi, sicurezza o tribunale, parleremo a bocce ferme con chi resta o verrà in Abruzzo dopo il 10 febbraio». Per Rosetta Madonna, segretaria cittadina del Pd, «la piazza è un diritto di tutti ma è anche un dovere di tutti rispettare le regole. Chi è riconosciuto leader di molti deve dare l’esempio». Solidarietà a Pupillo viene espressa da Progressisti con Legnini, Sinistra Abruzzo, Art.1-Mdp. «La democrazia presuppone la conoscenza e il rispetto di leggi e regole», afferma Antonio Canzano, «se il ministro pensa che a ogni suo respiro si possano violare leggi e regolamenti, si faccia pure un decreto a suo uso e consumo». (s.so.)
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