Niente ricatti all’asta: immobiliaristi assolti

7 Aprile 2018

Alvaro Di Primio e il suo collaboratore Rosito escono puliti dal processo: «Il fatto non sussiste»

CHIETI. Assolti «perché il fatto non sussiste». Si chiude così il processo per estorsione nei confronti di Alvaro Marino Di Primio, 69 anni di Chieti, e di Christian Rosito, 44 anni di Pescara. A gennaio del 2010 Di Primio, che era titolare di un’agenzia immobiliare teatino, e il suo collaboratore Rosito furono arrestati a piazza San Giustino per un presunto ricatto riguardante la partecipazione a un’asta giudiziaria. Il ricatto sarebbe consistito nel fatto che avrebbero minacciato di partecipare all’asta se non avessero ricevuto soldi per non parteciparvi.
L’asta giudiziaria svoltasi al tribunale di Chieti riguardava un magazzino. Di Primio avendo offerto il prezzo migliore, ne aveva ottenuto l’assegnazione provvisoria, ma un acquirente di Guardiagrele ha rilanciato di un sesto sul prezzo proposto da Di Primio. Secondo la versione delle due parti offese (una delle quali è appunto l’acquirente), a questo punto l’acquirente sarebbe stato avvicinato dall’agente immobiliare che gli avrebbe detto che sarebbe uscito dalla gara solo se fosse stato adeguatamente pagato. Fissato l’appuntamento al bar vicino al tribunale, l’acquirente ha chiamato anche i carabinieri che sono arrivati subito dopo che l’agente immobiliare aveva incassato la cambiale da 5 mila euro.
Gli avvocati della difesa, Marco Femminella e Danila Solinas per Di Primio, Vincenzo Di Lorenzo per Rosito, hanno sostenuto invece che la condotta posta in essere dalle parti offese fosse spregiudicata e illecita. Perché, ha detto l’avvocato Solinas in aula, «erano stati loro a contattare Di Primio e a proporgli un accordo al solo fine di sbarazzarsi della concorrenza. Le 5mila euro erano il frutto di un’obbligazione giuridica lecita: io ti ridò il prezzo di quanto tu hai già versato».