No al taglio della prefettura «Gli uffici restino qui»

22 Settembre 2015

Battibecchi e siparietti in aula prima di arrivare a un ordine del giorno congiunto Il sindaco Di Primio: non è un problema di costi, ne parlerò col ministro Alfano

CHIETI. Il consiglio comunale approva all’unanimità l’ordine del giorno contro l’annunciata soppressione della prefettura di Chieti e, di conseguenza, degli uffici della questura e del comando provinciale dei vigili del fuoco. Tutte strutture che, secondo il decreto legge del governo, verrebbero accorpate alle sedi di Pescara. Ma non sono mancati i soliti battibecchi in aula dove sono intervenuti i consiglieri regionali Sara Marcozzi del Movimento 5 Stelle, Mauro Febbo di Forza Italia e Camillo D’Alessandro del Pd oltre al deputato forzista Fabrizio Di Stefano. Presente anche una cospicua delegazione del “Comitato per la salvaguardia e il rilancio di Chieti” rappresentato dal coordinatore Giampiero Perrotti, da Mario D’Alessandro e da Cinzia Di Vincenzo. Il più battagliero è stato il capogruppo di Giustizia sociale Bruno Di Paolo, critico nei confronti del sindaco. «È impossibile», ha tuonato Di Paolo, «che non sapesse della soppressione della prefettura». A Di Paolo ha risposto per le rime Marco D’Ingiullo: il consigliere di Forza Italia ha tacciato di scorrettezza politica il collega di Giustizia sociale. Alla fine entrambi gli schieramenti, a margine di una lunga riunione dei capigruppo convocata prima della seduta consiliare, hanno trovato la quadra unendo i due ordini del giorno presentati prima del consiglio: uno portava la firma congiunta dei consiglieri Chiara Zappalorto e Roberto Melideo, rispettivamente capigruppo del Pd e di Ncd e l’altro di Bruno Di Paolo. Il quale ha ottenuto di mantenere intatte le premesse del suo ordine del giorno convergendo sulla richiesta finale a cui si è accodato l’intero consiglio. Che ha chiesto al sindaco di battersi a Roma per mantenere gli uffici della prefettura e, in subordine, di ottenere che la sede principale degli uffici territoriali del governo, in un ipotetico accorpamento con Pescara, resti nel capoluogo teatino.

IL FUORIPROGRAMMA. Prima del consiglio c’è stato tempo anche per un curioso siparietto con il consigliere di Ncd Franco Di Pasquale che ha preso la parola, incurante della seduta solenne dell’assemblea civica, attaccando alcuni assessori che, a suo dire, gli avevano promesso un contributo per l’intitolazione del centro sociale di via Molino a Nicola Cucullo facendo, però, perdere le loro tracce. «Ho speso di tasca mia», tuona, «90 euro».

IL SINDACO. Ha preso la parola annunciando che, a giorni, parlerà con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader di Ncd, per perorare la causa della città a salvaguardia degli uffici della prefettura. «Questa deve essere una battaglia comune», sostiene Di Primio, «ma non bisogna essere gli “ultrà del territorio” che poi non ottengono nulla sul tavolo romano dove, invece, bisogna portare soluzioni concrete». Il primo cittadino rimarca come l’accorpamento pensato dal governo non abbia una logica apparente. «Non è un problema di costi, in quanto la prefettura di Chieti non ha costi per lo Stato e neanche territoriale considerando che la provincia di Chieti è più estesa e popolata», spiega Di Primio, «di quella di Pescara. Andrò a Roma per far ripensare il provvedimento. Mi batterò per evitare la soppressione della prefettura ma se ciò non fosse possibile chiederò una diversa distribuzione degli uffici e, in ultima battuta, la creazione di una prefettura regionale unica».

IL COMITATO. Per tutti parla Mario D’Alessandro che lancia una provocazione in vista dell’assemblea dei sindaci della provincia in programma oggi pomeriggio. «Il consiglio comunale andava convocato prima. Per il resto», suggerisce D’Alessandro, «i 104 sindaci della provincia dovrebbero dimettersi in blocco contro questa assurda decisione del governo che fa tornare indietro il nostro territorio di 200 anni».

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