«No all’archiviazione, Benito si deve cercare»

L’associazione Penelope chiede risposte sull’ex panettiere sparito da tre anni «Aspettiamo segnali dalla Corte d’appello, altrimenti ci rivolgeremo al governo»
GUARDIAGRELE. «Non è possibile che il caso della scomparsa di Benito Della Penna venga archiviato senza motivazione e senza dare risposte alla sua famiglia. Le tasse le paghiamo tutti, anche noi: quindi, con i soldi dello Stato bisogna riprendere le ricerche del suo corpo. Aspettiamo segnali positivi dal procuratore della Corte d’appello dell’Aquila sulla ripresa delle ricerche. In caso contrario contatteremo il nuovo commissario straordinario del governo per le persone scomparse, prefetto Silvana Riccio». Non usa mezzi termini Alessia Natali, da sette mesi presidente di Penelope Abruzzo, l’associazione che fornisce assistenza ai familiari delle persone scomparse, sulla vicenda dell’ex panettiere di Guardiagrele sparito nel pomeriggio del 15 marzo di tre anni fa, mentre con il suo immancabile bastone faceva due passi nelle vicinanze di casa, in contrada Piana San Bartolomeo.
Benito, all’epoca 83enne, non ha lasciato tracce: non si è trovato nulla di riconducibile alla sua persona. Il caso è stato archiviato dalla Procura di Chieti, nonostante gli appelli della famiglia a proseguire le indagini. Ma la figlia Rosanna non si arrende: di qui, una nuova istanza, questa volta inviata al procuratore della Corte d’appello, affinché avochi a sé le indagini preliminari sul caso. E come la figlia Rosanna, non si arrende neanche l'associazione Penelope che, anzi, alza il tiro. «Fino a quando non avremo risposte sulla fine di Benito, non ci fermeremo», riprende Alessia Natali, presidente del sodalizio. «Sono passati tre anni e almeno i resti di un cadavere nella zona devono pur esserci. In alcune relazioni dei partecipanti alle ricerche», sottolinea Natali, «è scritto che ci sono aree impervie che affiancano la strada del cosiddetto “Muro di Guardiagrele” che bisognava rivedere perché la folta vegetazione, all’epoca, non lo permetteva. Ma nessun’altra perlustrazione ufficiale c’è stata, se non quella dei volontari. Per non dire dell’utilizzo dei cani da cadavere, mai fatti intervenire. Questa cosa è gravissima: se non dovessimo avere risposte dall’Aquila», annuncia Natali, «contatteremo il commissario del governo. Non si può archiviare il caso Benito così. La famiglia non sa neanche in quale giorno piangere per lui: è morto il 15 marzo 2017? Chissà. Allora bisogna riprendere le ricerche con tutti i mezzi, visto che le tasse le paghiamo anche noi. Sono andata nella zona della sparizione di Benito e un’idea me la sono fatta: qualcosa dei resti del suo corpo potrebbero trovarsi nelle aree che erano da ricontrollare. Se fosse così, anche se sono passati tre anni, un cane da cadavere avvertirebbe sempre qualcosa. Non credo all’ipotesi dell’incidente stradale e all’occultamento della salma: è plausibile, invece», conclude la presidente di Penelope, «come hanno suggerito anche gli speleologi, che Benito possa essere stato travolto da uno smottamento di terra sulla via del Muro, visto che una frana, che andava a verificare, stava interessando un suo terreno di sotto».

