No alle proposte dei sindaci sulla caccia ai cinghiali

Otto Ambiti territoriali si oppongono alle modifiche al regolamento venatorio Verso la resa dei conti martedì in commissione. Tra nuovi danni e incidenti
LANCIANO. Emergenza cinghiali, nulla di fatto nell’incontro svolto giovedì nella sede della Regione, in sede di commissione deliberante, presenti anche gli Ambiti territoriali di caccia (Atc) per la modifica del regolamento venatorio. L’appuntamento, nel quale sarà chiaro chi “farà saltare il banco”, si terrà martedì prossimo. «Giovedì», spiega il sindaco di Roccascalegna, Domenico Giangiordano, «c’è stata la commissione deliberante, le cui decisioni non passano per il consiglio regionale, e tutto l’iter intrapreso tra una settantina di sindaci, prefetto e assessore, è saltato perché le minoranze hanno portato le proprie variazioni al regolamento venatorio e otto Atc si sono opposti alle nostre proposte di modifica. Noi sindaci portiamo gli interessi dei cittadini, che sono stanchi di vivere sotto costante assedio dei cinghiali, a noi non interessano questioni di lobby o politica. L’appuntamento, chiarificatore, sarà per la vigilia della Concezione». A ottobre l’assessore regionale Dino Pepe aveva proposto di portare direttamente in commissione deliberante le modifiche proposte dai sindaci al regolamento venatorio. Le principali sono: possibilità di cacciare il cinghiale anche nelle zone non vocate alla braccata, uso dei cani, (tecnica attualmente vietata dal regolamento in tali zone); cacciare in zone di ripopolamento e cattura in sostituzione del selecontrollo; la gestione dei piani venatori demandata dalle Provincie alla Regione; intensificare, dopo la chiusura della caccia al cinghiale (31 dicembre), il selecontrollo anche il sabato e la domenica. Nella riunione di ottobre l’assessore Pepe disse che: «Il Piano proposto avrà una durata prevista di almeno tre anni. Prima di tutto lavoreremo all’eradicazione della specie nelle aree “non vocate”, cioè i territori antropizzati, collinari e pianeggianti, dove l’utilizzo agricolo è intensivo e dove si snodano le più rilevanti vie di comunicazione stradali abruzzesi ed anche in alcune zone di ripopolamento e cattura. Invece, nelle zone montane e pedemontane boscose, con gli stessi strumenti la specie verrà ridotta ad una densità agroforestale più adeguata. È noto che i serbatoi naturali della riproduzione della specie sono parchi e riserve della nostra regione». Ieri, in Provincia, il prefetto Antonio Corona e l’assessore Pepe hanno illustrato ai sindaci l’esito della commissione deliberante di giovedì. «La Regione», dice ancora Giangiordano, «ha la volontà di cambiare e l’assessore Pepe ha tenuto a convocare noi sindaci il 7 dicembre direttamente in commissione deliberante dove si può cambiare il regolamento. Non riesco a capire quali interessi abbiano gli Atc a contrastare le nostre modifiche al regolamento e quali le minoranze a presentarne altre». Nel frattempo che si discute, i cinghiali continuano a provocare danni alle colture e incidenti stradali. «Il 7 dicembre sarà il giorno decisivo», ribadiscono i sindaci, «presenteremo un documento congiunto con le modifiche al regolamento venatorio; quel giorno vedremo finalmente chi lo ostacolerà e con quali argomenti». Intanto oggi alle 10, nel Museo Etnografico di Bomba, c’è la presentazione dell’Avas (Associazione vittime animali selvatici), nata dopo l’incidente del 30 agosto scorso, causato dai cinghiali sulla Fondovalle Sangro e nel quale morì, a 38 anni, la giovane mamma Daniela Martorella.
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