«Noi del quartiere Celdit dimenticati dal sindaco»

29 Marzo 2016

Parco giochi chiuso con il lucchetto, marciapiedi rotti da 15 anni ed erba alta I cittadini dello Scalo sbottano: «Tradite le promesse elettorali dei politici»

CHIETI. Per la sua vicinanza all’università poteva essere il fiore all’occhiello della città e invece è un quartiere in assoluto abbandono. Siamo nel Villaggio Celdit e ci accompagna il signor Alfio D’Alessio, un ex dipendente Iac ora in pensione che abita in via D’Annunzio, nel cuore del Villaggio.

D’Alessio si è rivolto al Centro per lamentare la chiusura del parco giochi del quartiere, ai cui cancelli l’Amministrazione comunale ha messo i lucchetti circa cinque mesi fa senza spiegare il perché. Il residente ha telefonato al Comune in cerca di spiegazioni, ma non ne ha ottenute di soddisfacenti. «Ho telefonato al vice sindaco Giuseppe Giampietro», dice, «che negli anni passati si è dato tanto da fare per questo quartiere. Ma per il parco giochi ha detto soltanto che avrebbe cercato di verificare e risolvere la situazione. Il tempo è passato ma il parco è ancora chiuso».

In realtà, esattamente come è successo per il campetto della villa comunale, anche al Villaggio Celdit il parco è chiuso solo per il Comune, perché per tutti gli altri è aperto. Rotto uno dei lucchetti che bloccavano i cancelli, è stato facile tornare ad utilizzarlo come nulla fosse. «D’altronde i bambini devono pur avere uno sfogo e un posto dove giocare», commenta una signora. Ma il problema al Villaggio Celdit non è solo il parco giochi.

Prima di arrivarci passiamo lungo le strade dai marciapiedi disastrati e invasi dall’erba alta. «Non è tutta colpa del Comune», dice il signor D’Alessio indicando un tratto di marciapiede di via D’Annunzio il cui transito è completamente impedito da arbusti, «il problema è anche dei privati che non rispettano gli spazi pubblici. Ma l’Amministrazione comunale non può far finta di nulla e non controllare la situazione».

Alfio D’Alessio aveva più volte denunciato lo stato dei marciapiedi, anche con documenti ufficiali indirizzati sia al Comune che alla Procura, ma reazioni non ce ne sono state. Passiamo anche davanti allo spartitraffico tra via D’Annunzio e via San Pio X: «Sette anni fa», ricorda il residente, «poco dopo la prima elezione del sindaco Umberto Di Primio, il primo cittadino, insieme all’assessore Mario Colantonio e allo stesso Giampietro, venne da noi per dirci che qualcosa poteva essere sistemato. Per rifare questo spartitraffico, ad esempio, ci dissero che occorrevano tra i 10 e 15 mila euro, soldi che si sarebbero potuti trovare». I fondi, però, non sono mai usciti.

«Sappiamo che il Comune è in difficoltà economica», continua il pensionato, «ma almeno provvedessero all’ordinaria amministrazione. In questo quartiere non c’è adeguata pulizia e non è raro vedere topi a spasso venuti fuori dalle fogne». Anche nella vicina via San Pio X la situazione è la stessa: il signor D’Alessio ci mostra una grossa buca su uno dei marciapiedi e assicura che sono 15 anni che si trova in quelle condizioni.

Anche piazza San Pio X ha problemi di sporcizia: «Prima un custode puliva con attenzione sia il parco che la piazza. Ora, invece, da quando hanno chiuso l’area giochi, anche la pulizia della piazza avviene molto più sporadicamente. Prima pulivano ogni settimana, ora ogni tre mesi. E poi c’è la fontanella che da quando è stata montata ha problemi di fuoriuscita di acqua, ma nessuno si decide a rimetterla a posto».

Passiamo anche vicino alla pista da pattinaggio, «diventata un’area di sgambamento per i cani e accerchiata dall’erba alta» e in mezzo alle palazzine Ater che sembra siano state bombardate per quanto sono ridotte male. «Ai tempi delle elezioni regionali», ricorda D’Alessio, «venne nel quartiere Camillo D’Alessandro. Fu lui a dire guardano le case Ater che sembrava di stare a Beirut e che si sarebbe interessato della questione, una volta eletto. Ma poi non è più tornato».