«Noi e l’orgoglio del Vico tra Leopardi e il greco»

18 Novembre 2018

L’album della storica scuola di corso Marrucino, tra gli alunni anche D’Annunzio I ricordi degli ex studenti che poi sono diventati professionisti, vescovi e politici

CHIETI. La primavera, quella del 1991. «Per il tradizionale appuntamento con i cento giorni all’esame di maturità pensai a Giacomo Leopardi e la proposta di una gita a Recanati fu subito condivisa dai miei compagni. Fu proprio in quella occasione, mentre in treno si faceva ritorno a casa, che compresi il significato, per tutti noi, dei cinque anni trascorsi tra le storiche mura del liceo classico Giovambattista Vico». Mura che racchiudono e raccontano un importante spaccato di vita cittadina, e non solo, legata ad una delle più antiche istituzioni scolastiche d’Italia, collocata all’interno di un antico collegio dei Padri Scolopi trasformato nel 1861 in convitto nazionale con annesso Real Liceo. Ma i ricordi di quella giornata trascorsa sull’ “ermo colle” Leopardiano dall’avvocato Stefano Marchionno, presidente dell’associazione Noi del G.B. Vico, lasciano comunque poco spazio alla nostalgia.
TEMPORIS FUGA IRREPARABILIS. «Prevale l’orgoglio e quel senso di appartenenza che traspare in tanti ex studenti che partecipano alle iniziative della nostra associazione. Persone che, anche lontano da Chieti, hanno spesso ricoperto cariche importanti abbandonando magari ogni legame con la città ma non con la loro vecchia scuola». Un percorso formativo che anche per Marchionno iniziò negli austeri corridoi del Vico, ammonito da quel “temporis fuga irreparabilis” inciso sotto l’orologio del suggestivo cortile. «Allora c'erano anche delle teche di vetro con animali imbalsamati a mettere addosso un po’ di inquietudine ma, soprattutto, si percepiva un’atmosfera di grande tradizione. L’impatto con lo studio del greco, orientato dal quel “ti apre la mente”, ed un impegno davvero duro. Dei 32 alunni della quarta ginnasio ci siamo diplomati in 21, una selezione importante anche se, forse, già erano altri tempi». Rispetto a quelli in cui i banchi del Vico erano frequentati dal giornalista Giampiero Perrotti, figura di spicco dell’associazionismo cittadino: «Maturità conseguita nell’estate del 1960. Ragazze rigorosamente in grembiule nero, tra i miei compagni di classe Pierluigi Ciocca, ex vicedirettore generale della Banca d’Italia, con il quale facevo parte, nelle gare di atletica leggera, della staffetta 4 x 100». La ginnastica al Seminario ed anche se, inevitabilmente, «il tempo ruba i contorni ad una fotografia», in quelle immagini in bianco e nero, gelosamente custodite, permane indelebile l’affetto di un mondo parecchio legato ad un’istituzione scolastica. L’ennesima conferma, il mese scorso, in occasione di un appuntamento dedicato alla figura del professor Alfredo Carpineto, per tredici anni preside del Liceo. «Un gentiluomo dotato di una vasta cultura, un capo di istituto che non aveva bisogno di alzare la voce per essere rispettato ed ascoltato», afferma l’architetto Angelo De Cesare che ricorda ancora il tragitto tra corso Marrucino ed il Seminario regionale sulla salita di piazza della Trinità per le lezioni all’aperto di educazione fisica. «Una sorta di riscaldamento, incalzati dall’inflessibile professor Aldo Boni», sottolinea l’ex sindaco di Chieti Francesco Ricci, «e le stesse lezioni si svolgevano assieme ai ragazzi della sezione C, in massima parte seminaristi. Proprio tra questi, peraltro imbattibili nella pallavolo, ricordo con estremo piacere Emidio Cipollone, attuale vescovo di Lanciano-Ortona, giovane molto preparato e già impegnato nel sociale. Tra i compagni di classe, Giorgio D’Urbano, preparatore atletico a livello internazionale, che ci trascinò alla pratica di diversi sport fino ad arrivare alla costituzione di una squadra di rugby».
LE MAGLIETTE GIALLE. Ancora. Maturità conseguita ai margini del ’68, momento storico in cui, tra tanti sommovimenti, le gonne si accorciavano ed i capelli si allungavano, per l’ingegner Giustino Angeloni. «Anni sicuramente particolari. Mi ero appena iscritto all’università portandomi dietro l’esperienza del Vico. Con tutta la sua tradizione, i volti, le storie. Ed una condivisione di valori accompagnata da una capacità di analisi critica di grande spessore. In quelle aule ho anche conosciuto mia moglie e questo può bastare per comprendere quanto sia stato importante un periodo in cui, per prepararci alle gare studentesche ed indossare con orgoglio la mitica maglietta gialla del liceo, ci allenavamo al mattino presto al campo della Civitella. Magari un’ora prima di un compito di latino».
L’ESAME DI D'ANNUNZIO. Foto a colori, invece, per la classe dell’avvocato Marchionno. «Ricordo bene Carola Di Nisio, inviata di Sky, davvero brava, ed un rapporto particolare di amicizia mi lega allo scrittore e giornalista Max Franceschelli. Due coetanei che hanno trovato realizzazione professionale lontano da Chieti ma credo che, in ogni caso, la mia generazione sia stata forse l’ultima a non avere come scopo principale quello di abbandonare questa città. E proprio la nostra associazione, sostenuta anche dall’impegno del dirigente scolastico Paola Di Renzo, non intende solo celebrare il glorioso passato di una scuola in cui Gabriele D’Annunzio, nel 1878, sostenne l’esame per “saltare” la quinta ginnasiale, ma costituire un punto di riferimento, un luogo di confronto per proposte orientate verso un futuro fatto di opportunità». Dovere di cronaca. Media del nove per l’enfant prodige D’Annunzio.
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