Nomina alla Asl: la minaccia di Febbo fa spuntare le carte

2 Luglio 2016

CHIETI. Niente carabinieri nella direzione generale della Asl lunedì mattina come minacciato dal consigliere regionale Mauro Febbo. All’indomani della minaccia, infatti, il consigliere regionale,...

CHIETI. Niente carabinieri nella direzione generale della Asl lunedì mattina come minacciato dal consigliere regionale Mauro Febbo. All’indomani della minaccia, infatti, il consigliere regionale, presidente della commissione di vigilanza della Regione, ha ricevuto tutte le carte che chiedeva sul caso della nomina di Sabrina Di Pietro a direttore amministrativo della Asl. La nomina a Febbo era apparsa illegittima perché la Di Pietro non sembrerebbe avere tutti i requisiti richiesti.

La Asl aveva risposto che c’era un parere legale che attestava il contrario. Febbo aveva chiesto di vederlo ma gli era stato negato. A quel punto il consigliere aveva minacciato di presentarsi con i carabinieri al Ss. Annunziata per visionare i documenti. Ma non occorrerà scomodare l’Arma, perché tutta la documentazione gli è stata inviata ieri mattina. E mentre lui gongola, riservandosi di studiare attentamente le carte, prima di tornare ad esprimersi sul caso, il direttore generale della Asl Pasquale Flacco rompe il silenzio e si difende dalle accuse di opacità gestionale.

«Il parere legale sui requisiti del direttore amministrativo», dice, «non era stato fornito al presidente della Commissione di vigilanza perché non si tratta di un documento che rientra tra gli atti formali dell’azienda. Ma poiché questa direzione non può essere tacciata di condotte opache o, peggio ancora, omissive, e visto che vi è stata un’ulteriore, reiterata richiesta, gli è stato inviato un plico con tutte le carte in nostro possesso».

Flacco interviene anche sul project financing Maltauro, tirato in ballo da Febbo visto che il direttore amministrativo è la persone che deve dare l’ok al progetto: «Non posso tollerare che sia addebitata a questa direzione una condotta poco trasparente né che siano insinuate collusioni tra questa nomina e l’iter del project financing per la costruzione del nuovo ospedale. Com’è noto, questa ipotesi fu messa in campo all’epoca della Giunta Chiodi. Non si tratta di una nostra iniziativa tesa a realizzare chissà quali operazioni di dubbia trasparenza». (a.i.)