Non ci sono più ordinativi Chiude il Pantalonificio

24 Marzo 2016

Gissi, sospesa la produzione: futuro a rischio per 93 operai, per lo più donne Possibile una riconversione ma a fine aprile scade la cassa integrazione

GISSI. «E adesso?». Difficile rispondere alla domanda fatta a voce bassa, quasi fosse una riflessione, da una dei 93 dipendenti del Pantalonificio d’Abruzzo di Gissi. Anzi, al momento è impossibile rispondere. Si può solo sperare. Nell’uovo di Pasqua i lavoratori hanno trovato la sospensione della produzione di pantaloni. Non ci sono più ordinativi. La cassa integrazione per i lavoratori termina il 29 aprile. La speranza è che gli ammortizzatori sociali possano essere prolungati fino alle ferie estive. Se e quando ricominceranno a lavorare, gli operai non produrranno più pantaloni. Dopo 25 anni di attività è crisi per un’altra azienda della Val Sinello. La lenta agonia della zona industriale di Gissi continua. Il Pantalonificio potrebbe essere riconvertito. L’azienda sta cercando soluzioni.

La notizia della chiusura del Pantalonificio è stata data ai lavoratori (in stragrande maggioranza donne) martedì nel corso dell’assemblea che si è tenuta nell’aula consiliare del Comune (i cancelli della fabbrica sono chiusi) alla presenza dei rappresentanti sindacali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Rucci, Massimiliano Recinella e Claudio Musacchio e dei sindaci di Gissi, Furci, Liscia, San Buono, Monteodorisio. La speranza in una possibile riconversione è data dal fatto che non è stata avviata alcuna procedura di cessazione dell’attività. I responsabili del gruppo sono stati chiari: il Pantalonificio non ha futuro. Il problema è diventato strutturale per Gissi e non è emersa alcuna certezza sul futuro produttivo. La Regione è pronta a dare una mano ma all’azienda non basta.

A metà aprile ci sarà comunque un uovo incontro a Pescara. I sindacati da parte loro non lasceranno intentata nessuna azione pur di salvare i livelli occupazionali. Le difficoltà del Gruppo Canali ricadono in modo massiccio soprattutto sul Vastese, ma sono presenti anche nelle Marche. Dopo tre anni di contratti di solidarietà, il calo ulteriore del venduto e la riforma degli ammortizzatori sociali, al Pantalonificio si è quindi arrivati al capolinea. Da gennaio è partita la cassa integrazione guadagni a zero ore per 13 settimane con prospettive tutt’altro che rosee. Il rischio è la possibile chiusura del capannone e quindi la perdita del posto di lavoro per 93 dipendenti. Un dejà vu purtroppo. L’ennesimo dramma occupazionale della provincia e più in particolare della Val Sinello, che ancora una volta colpisce centinaia di lavoratrici. «Le difficoltà del Pantalonificio non sono più contingenti ma strutturali», ripete Rucci della Cgil. (p.c.)

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