«Non copiai quel compito frutto della mia memoria»

2 Giugno 2015

Paglieta, parla la vigilessa assunta dal Comune e “sollevata” dopo tre sentenze «Ho perso il posto dopo 12 anni di precariato. Spero nel giudice del lavoro»

PAGLIETA. Si ritrova senza lavoro dall’oggi al domani, a 43 anni e un mutuo di trenta sulle spalle, «solo perché», asserisce, «una sentenza mi accusa di plagio». Non si dà pace la vigilessa del Comune di Paglieta sospesa dal suo incarico, a partire da ieri, dopo due sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che hanno stabilito che avesse copiato durante la prova scritta del concorso indetto nel 2012 e a cui era risultata prima in graduatoria. Il Comune l'ha dapprima assunta, consentendole, visto che il posto era a tempo indeterminato, di contrarre il mutuo per acquistare casa, ha quindi sostenuto le sue battaglie legali costituendosi ad adiuvandum nei vari ricorsi, ma, a metà maggio, ha deciso tramite due delibere di giunta, di sospendere il suo rapporto di lavoro e di riformulare la graduatoria degli ammessi senza il suo nome. Per effetto della nuova graduatoria ad occupare il posto della donna sarà proprio la persona che aveva fatto ricorso al Tar e che dovrebbe essere in servizio da ieri.

«Ho all’attivo 52 partecipazioni a concorsi nelle pubbliche amministrazioni», spiega la donna, «e ho vinto ben 24 idoneità. Ho abbastanza esperienza nel padroneggiare gli argomenti del diritto amministrativo, e gli articoli più importanti, come il 52 di cui mi viene imputato il plagio, li conosco perfettamente. Inoltre il giudice non fa riferimento alle restanti 12 pagine di compito da me svolte, nè alla mia prova orale». L’ormai ex dipendente del Comune ribadisce non solo di non aver copiato, ma, sentenza del Tar alla mano, ricorda che in sede di concorso non è emerso alcun comportamento anomalo nè in sede di espletamento della prova scritta, né nella fase della correzione. «Sarei dovuta entrare in aula con un computer o uno smartphone», prosegue la vigilessa, «e questo non è avvenuto. Ciò che invece è accaduto è che ho perso il posto inseguito in 12 lunghi anni di precariato, in un sistema che ci ha voluti acrobati della precarietà, a causa della mia memoria».

A difesa della donna, che ha fatto ricorso al giudice del lavoro, si è già mosso mezzo paese. Sono oltre 1.200 le firme di ambulanti, commercianti e cittadini che chiedono di far tornare la vigilessa al suo posto di lavoro. Un incarico, spesso di responsabilità nel settore della polizia locale, che dura da quasi 4 anni e che si è di fatto cristallizzato nel tempo. «Dai pareri dell’avvocato del Comune e del segretario espressi nelle delibere di giunta», sottolinea l’ex dipendente, «si evidenzia che il contratto rimane vincolante con l'amministrazione, ma la stessa dichiara poi il contratto inefficace. Mi chiedo se l’annullamento del contratto fosse un compito dell’amministrazione o del giudice (che ha annullato un atto amministrativo che non comporta automaticamente la risoluzione del contratto, ndc) e se non fossi potuta essere ricollocata in altri posti di lavoro». Resta l’amarezza di una vicenda, anche umana, simbolo della precarietà di questi tempi quando per soli due posti fissi da vigile arrivano 454 domande.

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