«Non disperdete il vostro Carnevale»

7 Marzo 2018

Castiglione Messer Marino: l’invito del regista Viani per una tradizione a rischio 

CASTIGLIONE MESSER MARINO Dal regista teatino Dino Viani riceviamo e pubblichiamo questo articolo sul Carnevale di Castiglione Messer Marino. . «Non siamo sulle Ande peruviane, e nemmeno in quelle colombiane. Non è un rito Inca come il Raymi, la festa del sole, in onore degli Inti. Siamo semplicemente in Abruzzo, al Carnevale di Castiglione Messer Marino. Una festa di una bellezza rara che sta rischiando di scomparire per via di una certa disattenzione degli organi competenti e degli stessi abitanti, un po’ disamorati e sfiduciati. Forse perché ingenuamente convinti che queste cose siano da considerarsi ormai come retaggi di una cultura obsoleta da consegnare alla storia, malgrado le maschere abbiano destato grande interesse culturale fuori regione, partecipando a eventi importanti in Sicilia e Trentino.
Mariano Di Stefano, uno degli organizzatori, mi racconta tristemente che una volta i Pulcinella superavano le cento unità, mentre quest’anno superano di poco la ventina. La festa di Carnevale segnava la fine del lungo letargo invernale che apriva alla rinascita portata dalla primavera. Man mano abbiamo perduto il valore sacrale dei simboli, dei riti, delle feste e la scansione del tempo attraverso il sole, la luna e le stelle. Tutto ormai dipende dai nostri dispositivi informatici e sempre meno dall’osservazione di quello che ci circonda, perdendo quello stupore e la bellezza che ci facevano amare la vita, fatta di cose semplici ma nello stesso tempo complesse che non erano altro che nutrimento per l’anima. Stiamo correndo seriamente il rischio di perderci e smarrirci smettendo di identificarci con tutto ciò che rappresenta il nostro Dna genetico e culturale. È nostro dovere morale tramandare la storia dei padri, perpetrarne la memoria, per affrontare con più forza e consapevolezza le sfide che la vita ci pone adesso, ogni giorno.
A ciò servivano queste feste, a rendere, a mostrare, Beuysiamente parlando, quello che la creatura umana era in grado di fare attraverso la propria creatività, voglia di vivere e stare insieme all’altro.
La domenica di Carnevale, già dal mattino presto, le maschere si radunano in contrada Padula. Da lì, in corteo, muovono rumorosamente al suono delle campanelle poste nei cinturoni del costume. Campanelle rigorosamente di Agnone, paese sito a poca distanza e famoso nel mondo per la rinomata fabbrica di campane. La processione di figuranti fa sosta negli angoli caratteristici del paese per portare allegria e gioia giungendo infine in piazza, attesa da un lauto e succulento pranzo a base di Sagnea lu cuttéure con salsiccia e peperone dolce in polvere. Ai salami, ventricine, prosciutto, formaggi e buon vino, seguono infine i dolci locali tipici di Carnevale: i Frengi. Un inno alla vita.
Che peccato sarebbe perdere tutto questo patrimonio di inestimabile valore tramandato nei secoli che in un’epoca di globalizzazione potrebbe, se ben valorizzato, essere un volano virtuoso di una nuova economia turistico culturale con cui nessun paese al mondo potrebbe competere. Per questo dovremmo imparare a amarci di più. Amare i nostri luoghi, i nostri paesi, le nostre tradizioni, come siamo abituati a amare le nostre madri. Sarebbe un buon modo per vivere più degnamente.
Dino Viani
regista.