Non fece violenze: assolto don Andrè

Dopo 8 anni di udienze inflitti al religioso 6 mesi per violazione di domicilio. Atti al pm per l’eventuale accusa di stalking
LANCIANO. Non ha manipolato menti, né inflitto punizioni e penitenze corporali ai membri della “Legio Sacrorum cordie”. Assolto perché il fatto non sussiste don Andrè Luiz Facchini, 44 anni, ex parroco di Sant’Agostino finito a processo per violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche. Il prete era anche parte offesa per le lesioni subite la notte del 28 ottobre 2011 dai fratelli Sandro e Maurizio Rotondo. Il giudice Andrea Belli, dopo 8 anni di udienze, lo ha assolto dalla violenza privata, ma anche dalle lesioni verso alcuni ragazzi della Legio e dalle minacce telefoniche per prescrizione. Lo ha condannato a 6 mesi di reclusione, pena sospesa e al risarcimento danni alle parti civili Sandro Rotondo, 34 anni, rappresentato da Antonella Troiano, e Maria Cristina Lusi, dall’avvocato Domenico Cianfrone di 1.000 euro ciascuno per violazione di domicilio. Condannato a due mesi di reclusione Maurizio Rotondo per le lesioni al prete. Ma gli atti tornano al pm per la formulazione dell’accusa di stalking di don Andrè verso Sandro Rotondo. È la sentenza emessa dal giudice Belli dopo l’ennesima udienza sul caso che ha coinvolto il sacerdote della diocesi di Lanciano Ortona che però dal 2012 è fuggito in Brasile, ad Umuarama, città d’origine.
LE ACCUSE. Violenza privata era la più grave di cui rispondeva don Andrè, difeso dall’avvocato Osvaldo Piccirilli. Per l’accusa il sacerdote avrebbe «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di parlare con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita. Avrebbe manipolato e destabilizzato la loro psiche fino ad annullare la loro capacità decisionale. Avrebbe fatto subire ai ragazzi punizioni, penitenze corporali come strisciare sulle ginocchia sul pavimento della chiesa, fare il segno di croce sul pavimento con la lingua, inginocchiarsi con le mani sotto le ginocchia. Una volta avrebbe inflitto a quattro ragazzi frustate sulla schiena con i grani grossi del rosario, tre per ogni anima da salvare». Accuse, queste, ribadite da alcuni ragazzi che nel corso delle udienze lo hanno descritto come «un manipolatore». Tra le lacrime hanno parlato delle frustate ricevute, penitenze e divieti sopportati dal 2008 al 2011. Per questo reato e quello delle lesioni psicologiche subite da questi giovani, il pm Gina Petaccia aveva chiesto la condanna del prete a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Ma il giudice non ha ravvisato reati. Ha prevalso la descrizione fatta dai testi della difesa, che lo hanno indicato come «sacerdote modello, un po’ rude, ma dal cuore grande» .
LE CONDANNE. Don Andrè è stato condannato a 6 mesi e risarcimento danni di 2.000 euro per essersi introdotto in casa della famiglia Rotondo la notte del 28 ottobre 2011, quella in cui fu pestato, rimediò lesioni guaribili in 40 giorni. E a causare le lesioni, per il giudice sarebbe stato Maurizio Rotondo, condannato a 2 mesi di reclusione, pena sospesa. Assolto il fratello Sandro.
LA CURIA. Trascinata a processo per una responsabilità civile visto che è il vescovo a nominare i sacerdoti e quindi don Andrè, a valutare la sua idoneità e condotta, la Curia è stata assolta. Come rilevato dall’avvocato Luisa Bertini il vescovo «non aveva riconosciuto la Legio», inoltre «una volta diventata associazione laica non poteva avere nessun potere su di essa». Quando infine sono emersi i problemi la Curia ha mandato via don Andrè, a curarsi in Umbria.
GLI ATTI AL PM. «Le accuse dovevano essere diverse, stalking, calunnia e violenza sessuale», ha detto l’avvocato Troiano al giudice Belli. Che ha accolto la richiesta e inviato gli atti alla Procura per verificare l’accusa di stalking del prete verso Sandro Rotondo. (t.d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

