Non ha un lavoro e spaccia, via dall’Italia

Espulso un albanese incastrato dalle auto di lusso: è pericoloso, revocato il permesso di soggiorno
CHIETI. Non ha un lavoro fisso, è stato arrestato due volte con l’accusa di spaccio di droga e ha un tenore di vita «molto elevato (disponibilità di immobili e autovetture di lusso)» a fronte di un reddito annuo di poche migliaia di euro «sintomatico della presenza di proventi di origine illecita». Per questi motivi, scattano la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dall’Italia per un albanese: secondo la questura di Chieti, è un «soggetto pericoloso» e, pertanto, non può restare in Italia. Sulla stessa linea si schiera anche il Tar di Pescara che boccia il ricorso dell’albanese contro il ministero dell’Interno e la questura di Chieti: secondo i giudici amministrativi, la «pericolosità sociale» del ricorrente è stata «puntualmente e specificamente circostanziata» dalle indagini svolte dalla polizia.
L’incrocio tra gli arresti in flagranza e il tenore di vita spropositato dimostra, in base alla ricostruzione della questura, «la costante dedizione all’attività di spaccio». La sentenza dice: «Il collegio ritiene che le circostanze poste dalla questura a fondamento della revoca del permesso di soggiorno e dell’espulsione», recita il documento, «siano pienamente idonee a dare conto, sia sotto il profilo fattuale che giuridico, della pericolosità sociale del ricorrente e della circostanza che esso costituisca una minaccia per l’ordine pubblico». Il Tar dice che la questura ha applicato correttamente le regole: «Le valutazioni svolte dall’amministrazione risultano infatti dettagliate e basate su elementi fattuali specificamente indicati e riscontrati in sede di indagine dagli agenti di polizia giudiziaria». Secondo il Tar, il ricorso dell’albanese è «infondato»: ora dovrà risarcire ministero e questura delle spese di giudizio quantificate in 1.500 euro.

