«Non ho mai perseguitato quell’uomo»

20 Febbraio 2018

Interrogata la dipendente comunale accusata di stalking: la sua famiglia mi ha minacciata e offesa

CHIETI. «Non c’è stato stalking. Le mie rimostranze via messaggio erano dovute alle offese e minacce ricevute. Su questi aspetti ho chiesto reiteratamente spiegazioni. Preoccupata soprattutto per la minaccia di farmi perdere il lavoro». Si difende così la dipendente comunale accusata di stalking da un cittadino di Chieti che aveva conosciuto negli uffici del Comune.
Ieri mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis, assistita dal suo avvocato Stefano Azzariti, la donna di 56 anni ha raccontato la sua verità. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha ripercorso la vicenda, partita con una relazione consensuale tra lei e l’uomo incontrato negli uffici comunali. Ha detto che lui l’aveva corteggiata (tanto è vero che il primo messaggio telefonico, «Ti sto pensando», sarebbe stato da parte di lui ed è sempre lui che l’avrebbe invitata per primo a prendere un caffè) e che lei non sapeva si trattasse di un uomo sposato. La storia è durata circa due settimane. Poi lui l’ha chiusa. Ma solo quando è arrivata la telefonata offensiva e minacciosa della figlia di lui, lei è andata fuori di testa e ha risposto con una reazione sproporzionata, in un crescendo di messaggi e telefonate (addirittura un centinaio in un giorno). Una reazione che, però, ha sostenuto la donna si è limitata a due, tre giorni. Non di più. E non era per recuperare una relazione che lei stessa non avrebbe più avuto interesse a portare avanti, ma solo per chiarire la situazione riguardo alle offese ricevute e alla minaccia di farla cacciare dal lavoro. Il resto dei messaggi telefonici che i due si erano scambiati nel corso del mese di gennaio facevano parte, invece, della breve storia consensuale che aveva intrattenuto con l’uomo.
L’avvocato Azzariti ha chiesto al giudice la revoca della misura del divieto di avvicinamento all’uomo. (a.i.)
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