«Non ho potuto votare»

7 Dicembre 2016

Lo sfogo contro la Asl di Spanò conche lotta contro la malattia

CHIETI. Andare nelle cabine elettorali per esercitare il proprio diritto al voto, in città, sembra essere sempre più complicato. Soprattutto quando si è affetti da gravi patologie e si è impossibilitati a raggiungere le urne con le proprie gambe. È il caso di Clelio Spanò, a cui è stato negato il diritto di votare in occasione del referendum sulla riforma costituzionale perché impossibilitato a muoversi autonomamente per recarsi nel suo seggio: intendeva potersi avvalere del voto a domicilio.

Da tempo in chemioterapia, infatti, Clelio è affetto anche da seri problemi alle articolazioni e alle ossa. E questo il suo sfogo: «Un medico della Asl di Chieti mi ha impedito di votare, rifiutandosi di permettermi di farlo nel mio domicilio, a causa dei miei gravi problemi di salute. Dichiarando all’Ufficio elettorale, da me contattato inizialmente, che non ne avevo diritto». Intanto le chemioterapie ammontano orami a 47, come lui racconta e le difficoltà aumentano. Sul sito web del Comune, tuttavia, informazioni per effettuare il così detto voto a domicilio ci sono, anche se a Clelio, questo, nessuno lo ha detto: «Il voto domiciliare è previsto esclusivamente a favore: degli elettori in dipendenza vitale e continuativa da apparecchiature elettromedicali; degli elettori che sono affetti da gravissime infermità, tali che l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l’ausilio dei servizi di trasporto pubblico organizzati dal Comune (art.1 D.L. 1/2006, ndc)». Eppure Spanò esce di casa, rigorosamente accompagnato da familiari e amici che lo portano in carrozzina, solo il mercoledì, per eseguire in ospedale le terapie necessarie. E come lui racconta «dal 28 ottobre fino all’8 novembre sono stato ricoverato in ospedale per insufficienza respiratoria in codice rosso e dimesso con la cura medicinale da continuare a casa con uso di 24 ore al giorno di ossigeno per 6 mesi. Non mi posso muovere più». E continua: «Non c’è solo il mio caso: anche altri che non possono uscire di casa per gravi problemi di salute, in altre occasioni non sono riusciti a votare».

Eppure Clelio ha dimostrato di avere una forza e una volontà di ferro. Tempo addietro ha deciso di documentare la sua condizione sui social, soprattutto per dare speranza alle persone nella sua stessa condizione. E, forse, anche per dimostrare come quel «mostro» (come lui dice) che è la sua malattia, possa essere sconfitto solo restando uniti e affidandosi a quei medici e quegli addetti ai lavori a cui Clelio ha dimostrato di essere profondamente legato. Fatto sta che la sua vicenda ha destato scalpore e indiganzione fra i cittadini, perché Clelio è stato da sempre attivissimo in città e conosciuto nel mondo degli ultras per la sua immensa fede calcistica e per l’amore verso la città.