«Non perdono chi ha ucciso Simone»

Le parole di Danilo Daita al funerale del fratello aggredito un anno fa, le esequie a Lanciano
CHIETI. «Io non perdono chi ha ucciso mio fratello. Prendo questa responsabilità davanti a Dio e al cuore di Gesù, se esistono. Mi giudicheranno, perché io non perdono». Parole forti, dettate dal dolore, quelle di Danilo Daita, ieri mattina al funerale del fratello Simone, il giornalista teatino di 52 anni morto il 16 marzo scorso mentre era ricoverato all’ospedale di Pescara, a seguito di un’aggressione subita in piazza Vico nella notte del 28 febbraio 2015. Per le gravi ferite riportate il cinquantaduenne è finito in ospedale in gravissime condizioni.
In poco più di un anno è stato ricoverato a Pescara, a Spoltore e a Villa Pini di Chieti. Il rito funebre è stato celebrato a Lanciano, nella chiesa del Sacro Cuore, da don Vittorio Lusi, amico di Simone. Il parroco ha ricordato la sua fede, parlando della sua «semplicità e sensibilità di animo».
«Simone ha saputo soffrire e amare», ha concluso il sacerdote. La cerimonia funebre è stata intima e raccolta. Intorno alla bara coperta da fiori gialli c’erano i familiari e gli amici più stretti. Poi nella chiesa di Olmo di Ricco sono risuonate le canzoni composte e suonate da Simone con la chitarra. Restano le parole forti di Danilo Daita: “«io fratello era scomodo e incompreso. Per le sue sofferenze merita il paradiso. Era una persona coraggiosa e molto franca. Da questa storia dobbiamo tutti imparare a giudicare di meno».
Intanto le indagini della Procura di Chieti vanno avanti per cercare di scoprire cosa sia successo la notte del 28 febbraio 2015. L’unico indagato è un ragazzo teatino di 23 anni, Emanuele D’Onofrio, che poco dopo l’accaduto andò in questura a raccontare di aver dato un pugno a Daita. È indagato per omicidio preterintenzionale. (a.i.)

