«Non siamo stati irresponsabili»

Celenza commissariata: i consiglieri dimissionari difendono la loro scelta. L’ex sindaco: sono sereno
CELENZA SUL TRIGNO. «Sono sereno. Nei prossimi giorni, ultimato il passaggio di consegne al commissario Luciano Conti, mi dedicherò alla preparazione della rendicontzione della mia attività». Così Andrea Venosini, ormai ex sindaco di Celenza, commenta la decisione del prefetto Antonio Corona di commissariare il Comune fino alle elezioni di maggio. Una decisione inevitabile dopo le dimissioni di quattro consiglieri di maggioranza,Antonio Antenucci, Aurora Felice, Alessandra Di Iorio e Luigi Valentini. In paese circola con insistenza il ritorno dell’ex sindaco Rodrigo Cieri.
All’indomani del commissariamento i dimissionari, criticati dal movimento civico “Insieme per Celenza”, rispondono ribadendo i motivi che li hanno spinti a gettare la spugna. «Nella nostra scelta è prevalso il forte senso di responsabilità nei confronti di tutti e dell’amministrazione. I rapporti con quest’ultima negli ultimi sei mesi si erano talmente deteriorati che non sarebbe stato possibile in alcun modo portare avanti nessuna attività nell’interesse della comunità», sostengono gli ex consiglieri, «pensavamo che un rimpasto in giunta potesse essere la soluzione da un punto di vista amministrativo, ma ci si è subito resi conto che così non era. Come si fa ad amministrare una comunità quando il sindaco non ha un briciolo di rapporto con la giunta e i consiglieri? Come si fa ad andare avanti? In questa situazione non si è in grado nemmeno di affrontare le attività più elementari. Quando il 100% dei consiglieri matura l’idea della sfiducia all’unanimità non vi è spazio per dubbi, vuol dire che il problema è da ricercare altrove». Poi la replica al movimento civico: «Ringraziamo chi ha compreso il forte senso di responsabilità che doveva prevalere per il bene della comunità. Il movimento è stato messo al corrente di una situazione che diventava sempre più difficile mandare avanti. Non riteniamo di essere degli irresponsabili, al contrario abbiamo meditato e abbiamo cercato in ogni modo di ragionare e far ragionare tutti nel corso delle tante riunioni che si sono susseguite negli ultimi mesi. Una seconda possibilità non si nega a nessuno, ma si è preferito condurre “un braccio di ferro” autodistruttivo che ha avuto come unica logica conseguenza le rassegnate dimissioni». (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

