Non torna in carcere dalla licenza premio Il rapinatore gentiluomo di nuovo in fuga

Paolo Pennacchione stava scontando la pena nel carcere di Lanciano: insieme a lui è scomparso anche il padre 84enne A lungo latitante, ha messo a segno oltre 40 colpi per il vizio del gioco: si appropriava unicamente di denaro già depositato
ORTONA. In licenza premio per tre giorni, mercoledì non si è presentato ai cancelli del supercarcere di Villa Stanazzo, a Lanciano. Il detenuto in fuga, ricercato adesso per evasione, è Paolo Pennacchione, 50 anni, di Ortona, noto alle cronache come il “rapinatore gentiluomo”, poiché si rifiutava di rapinare eventuali clienti che non avevano ancora depositato il loro denaro.
Giocatore compulsivo patologico fin da giovane, come si definiva egli stesso, Pennacchione ha infatti messo a segno oltre 40 rapine in banca, per lo più tra le Marche e l’Abruzzo, proprio allo scopo di procurarsi i soldi da puntare nelle scommesse. Più volte era finito agli arresti, l’ultima nel marzo 2011 e in seguito alla quale era iniziato un lungo periodo di detenzione. Lo scorso ottobre, ottenuta la semilibertà, era arrivato nell’istituto penitenziario di Lanciano, dove due giorni fa ha deciso di non rientrare. Con il regime di semilibertà, il 50enne praticamente usciva da Villa Stanazzo ogni giorno per andare a lavorare a Ortona, in un’agenzia di pompe funebri, e vi rientrava a sera, dopo essersi occupato anche del padre 84enne e malato che vive in città.
Domenica scorsa la licenza premio di tre giorni. Il rientro in carcere era fissato per le 10.20 di mercoledì 26 giugno, ma ai cancelli di Villa Stanazzo Pennacchione non si è presentato. Il personale del supercarcere si è subito allertato e ha iniziato a cercarlo, nell’ipotesi che gli fosse potuto capitare qualcosa o che fosse stato colto da malore. Agenti della polizia penitenziaria, insieme ai carabinieri di Ortona, si sono recati anche nell’abitazione dell’anziano padre. Ma una volta aperta la porta d’ingresso, grazie all’intervento dei vigili del fuoco, all’interno non c’era nessuno. Non è escluso che Pennacchione abbia portato con sé, nella fuga, anche il padre. Trascorse 12 ore dal mancato rientro in carcere, per il 50enne si è concretizzato il reato di evasione. Attualmente è ricercato su tutto il territorio nazionale e anche all’estero, dove risulta avere contatti e dove vivrebbero anche i figli e la compagna.
Pennacchione venne arrestato l’8 marzo 2011 dai carabinieri di Macerata a Civitanova Marche, mentre stava per compiere l’ennesima rapina in banca. Sull’uomo, all’epoca già sottoposto a due provvedimenti restrittivi e latitante da circa un anno, pendeva anche l’ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Chieti per la rapina alla Cassa di risparmio di Ortona, messa a segno il 17 febbraio 2010. Colpo che gli aveva fruttato circa quattromila euro. Da quel momento Pennacchione è stato detenuto in diversi istituti penitenziari, tra cui il carcere Montacuto di Ancona.
Qui scrisse il libro “Solo soldi assicurati”, che era la frase con cui iniziava ogni colpo per indicare che era interessato solo al denaro già depositato nelle casse, libro nel quale racconta la sua storia, la dipendenza dal gioco e le rapine fatte per procacciarsi i soldi per giocare d’azzardo. «Avevo 21 anni quando una sera, sulla Passeggiata Orientale, un amico mi invitò ad andare a vedere delle corse in un’agenzia ippica», raccontò ai microfoni del Tg2 Storie, «avevo timore ma cedetti e da quel maledetto giorno divenni un giocatore compulsivo patologico. Chiedevo i soldi a mio padre ma mi sentivo in colpa, così decisi di andare a rapinare un ufficio postale ma mi detti delle regole: di non entrare se c’erano persone anziane o donne incinte e di prendere solo i soldi nelle casse».
Nel carcere di Lanciano ha tenuto una condotta regolare, nulla che facesse presagire la fuga. Del resto, con la semilibertà godeva già di diversi benefici, che adesso inevitabilmente decadranno. Forse, una volta assaporata la maggiore libertà, il fine pena nel 2032 è iniziato a stargli stretto.
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