«Non usò l’auto comunale per sé» Le motivazioni della sentenza
CHIETI. Non tutti sono furbetti del cartellino. C’è anche chi fa il proprio lavoro onestamente e, nonostante questo, viene costretto a subire per anni un processo con l’accusa di peculato. Alberto...
CHIETI. Non tutti sono furbetti del cartellino. C’è anche chi fa il proprio lavoro onestamente e, nonostante questo, viene costretto a subire per anni un processo con l’accusa di peculato. Alberto Postiglione, capo-operaio addetto alla manutenzione degli impianti termici del Comune, era stato accusato di aver utilizzato l’auto di servizio per una commissione privata: un solo caso avvenuto il 10 luglio 2014, quando l’uomo si sarebbe fatto asseverare in tribunale un verbale di traduzione del suo diploma da geometra. Quel giorno Postiglione, dice l’accusa, sarebbe andato in tribunale con l’auto di servizio: ha utilizzato dunque a scopi privati un bene pubblico. È partito così il processo dal quale, però, il capo-operaio, difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto, è uscito pulito “perché il fatto non sussiste”, ha sentenziato il tribunale. Una convinzione a cui i giudici Isabella Maria Allieri, Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo sono arrivati, si legge nelle motivazioni della sentenza, “con assoluta certezza”. La difesa ha infatti dimostrato come il 1° luglio 2014 il presidente del tribunale Geremia Spiniello aveva sollecitato al Comune il ripristino dell’autoclave del palazzo di giustizia. Cosicché il 10 Postiglione andò in tribunale per fare il suo lavoro, approfittando dell’occasione per portare con sé il verbale da far asseverare. Quanto ci vuole per far asseverare un verbale? Davvero poco, e infatti i giudici sottolineano che la condotta non ha compromesso “seriamente la funzionalità della pubblica amministrazione”.

