Nonno ucciso di botte dentro casa Processo immediato per il nipote

La procura contesta al 15enne l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi: caso in aula a gennaio «Ha continuato a infierire sul corpo dell’anziano anche quando era ormai inerme a terra»
BUCCHIANICO. Il faccia a faccia con la giustizia, per il 15enne che uccise il nonno a colpi di sedie e aspirapolvere e che immortalò l’horror in un filmato scivolato subito sui social, arriverà presto: sei mesi, poco più, per dare il via al processo, anticamera di un verdetto nel quale l’attore principale sarà la condizione psichiatrica dell’imputato. Un delitto in casa senza sfumature di giallo, un noir scolorito, con un responsabile accertato e un interrogativo che resta fuori dall’aula del giudizio: poteva essere evitata la morte di Guido Rodolfo Sulpizio? La resa dei conti dell’inchiesta, codice alla mano, certifica che il 15enne di Bucchianico si è reso responsabile di un omicidio volontario, aggravato dal rapporto di parentela e da una motivazione di fatto inesistente, annacquata dalla condizione psichiatrica del ragazzo al momento del fatto. Futili motivi, recita la contestazione vergata dal giudice del tribunale per i minorenni dell’Aquila Cristina Tettamanti, che ha disposto il giudizio immediato su richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Maria Destro. Roba da ergastolo, normalmente. Ma qui c’è un 15enne andato fuori giri, fatto deragliare da una parentesi sbilenca della sua vita che un giorno d’estate lo ha reso assassino. Omicida ma non colpevole agli occhi della legge, se una perizia ne accerterà la non punibilità perché non in grado di intendere e di volere. Responsabile sì di avere strappato la vita al nonno, ma in realtà disperatamente bisognoso d’aiuto e di essere recuperato, come Costituzione vuole e impone. Per raccogliere, seppur tardivamente, il grido d’aiuto di una famiglia che aveva già lanciato vari sos ascoltati dalle istituzioni in modalità rallenty. Il processo si aprirà in tribunale il prossimo 25 gennaio. Ma il difensore dell’imputato, l’avvocato Roberto Di Loreto, ha quindici giorni di tempo per chiedere il giudizio abbreviato, ovvero il processo allo stato degli atti.
L’AGGRESSIONE
Il pomeriggio della tragedia, il ragazzo ha prima aggredito la nonna, che ha scaraventato a terra senza alcuna motivazione particolare. L’ipotesi è che a innescare tutto sia stato una sorta di raptus. Fatto sta che il nonno è intervenuto in difesa della moglie e il 15enne ha iniziato a colpirlo, ripetutamente e con violenza, al volto e allo sterno con un aspirapolvere e due sedie. Quando l’anziano è crollato sul pavimento, il nipote ha proseguito a prenderlo a calci e pugni. Mentre gli saltava addosso con i piedi, ha anche filmato la scena con lo smartphone e l’ha postata sullo stato di Whatsapp, visualizzabile da tutti coloro che avevano il suo numero di cellulare. La nonna, sotto choc e in lacrime, ha chiesto aiuto al 112. Subito dopo, il ragazzo si è chiuso nella sua camera da letto. Sul posto sono arrivati i carabinieri e il 118. Il luogotenente Pietro Mangiapia, comandante della stazione dell’Arma di Bucchianico, ha convinto il giovane ad aprire la porta. Una volta uscito dalla stanza, mentre il nonno veniva trasportato in pronto soccorso, il 15enne è stato trasferito al policlinico per una consulenza psichiatrica. «Non ricordo quello che è successo», si è limitato a dire nel colloquio avuto in ospedale, all’indomani del delitto, con l’avvocato Di Loreto, prima di essere rinchiuso nell’istituto penale per minorenni di Roma.
LA RICHIESTA DEL PM
Dopo gli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Chieti, la consulenza del medico legale Gabriele Margiotta e la relazione dell’ingegnere informatico che ha analizzato il cellulare del ragazzo, il pm ha classificato le prove come «evidenti», ottenendo per l’imputato il processo immediato.
TRAGEDIA EVITABILE?
Lo scorso 14 aprile, ovvero quasi tre mesi prima del delitto, il tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva affidato il 15enne al Servizio sociale di Bucchianico, in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile, per una rivalutazione e il successivo collocamento in un’idonea struttura terapeutica a regime semi residenziale, se reperibile, oppure a regime residenziale. I giudici, infatti, alla luce dell’aggressività mostrata dal ragazzo, avevano ritenuto impossibile la gestione da parte dei nonni materni, ai quali era stato precedentemente affidato per il difficile contesto familiare in cui viveva. Al tempo stesso, il tribunale aveva disposto che gli incontri con i parenti stretti avvenissero in modalità protetta. Ma il ragazzo, fino al giorno dell’omicidio, ha continuato ad abitare con i nonni.

