Notizie false sui contagi, tre denunciati

31 Marzo 2020

Chieti. Accusati di procurato allarme due uomini e una donna per i messaggi vocali sulla chiusura di un negozio in centro

CHIETI. Scattano tre denunce per le false notizie sui contagi da coronavirus che alimentano il panico in città. I carabinieri della stazione di Chieti principale hanno scoperto chi ha realizzato e diffuso i messaggi vocali che accusavano – in modo totalmente infondato – il titolare di un negozio di generi alimentari del centro storico di essere rimasto aperto, nonostante fosse positivo al Covid 19, e di aver infettato dipendenti e clienti. Adesso due uomini di 42 e 47 anni e una donna (42), tutti residenti a Chieti, sono accusati di procurato allarme: rischiano l’arresto fino a sei mesi o un’ammenda fino a 516 euro. Sabato mattina anche il sindaco Umberto Di Primio aveva presentato una denuncia in caserma chiedendo di individuare e punire i responsabili delle chat che, negli ultimi giorni, avevano fatto piombare nella paura i clienti dell’esercizio commerciale e non solo.
Le indagini dei militari del maggiore Massimo Capobianco e del maresciallo maggiore Michelangelo Donvito hanno consentito di ricostruire l’intera storia. Mercoledì scorso l’uomo di 47 anni manda un messaggio su un gruppo whatsapp del quartiere con cui invita tutti a non andare in un negozio del centro storico perché il proprietario è affetto da coronavirus e la moglie continua a lavorare. A quel punto un vicino di casa di 42 anni registra un nuovo audio di un minuto e 47 secondi. «A raga’», dice, «purtroppo non è una bufala. Questa persona ha fatto un massacro: ha infettato, oltre ai suoi dipendenti, non si sa quanta gente che è andata lì a fare la spesa. Una settimana fa, il parente di questo qua è morto di Covid. Oggi i carabinieri e la polizia sono andati al negozio: hanno fatto il blitz e hanno sequestrato il mondo. Mo’ a Chieti scoppia il macello: diventerà zona rossa come Elice e Penne. Le restanti persone della famiglia le hanno arrestate, mo’ gli danno tipo 12 anni». L’autore invia il vocale a un’amica – la 42enne finita sotto accusa – che, a sua volta, lo gira a un’altra persona. E qui s’innesca una gigantesca catena di Sant’Antonio. Il sindaco è costretto a intervenire su Facebook per tranquillizzare la cittadinanza: «Non è successo niente di tutto questo. C’è un vocale che racconta un sacco di stupidaggini». Così, nel giro di qualche ora, i carabinieri danno un nome agli autori di quegli audio. Il 42enne chiede scusa su Facebook, ma è ormai troppo tardi.
Adesso le indagini proseguono per individuare anche chi ha realizzato altri vocali circolati sulle chat di mezza città. Come quello di 21 secondi in cui, sempre una voce maschile, dice: «Qua una famiglia intera che gestisce un negozio ha il Covid». Ma, anche in questo caso, era solo una bufala.