Nuova chiesa a San Martino prima messa dopo 20 anni

9 Agosto 2020

Oggi l’inaugurazione dell’edificio costato tre milioni con l’arcivescovo Forte  La gioia di don Sabatino: «Un sogno che si realizza dopo tanto impegno»

CHIETI . «Un sogno per la cui realizzazione ci sono voluti 20 anni». Don Sabatino Fioriti, parroco di San Martino, annuncia con queste parole la cerimonia di inaugurazione e dedicazione a San Martino vescovo della nuova chiesa della contrada. Tra il 2000 e il 2001 l’allora parroco don Domenico Saraceni decise di acquistare il terreno al costo di 700 milioni di lire. Un iter che, tra alterne vicende compreso il recente blocco dovuto al Covid-19, si conclude con la cerimonia solenne di oggi pomeriggio alle 19 con l’arcivescovo Bruno Forte. «È la realizzazione del sogno di don Domenico e di tanti parrocchiani», dice don Sabatino ricordando come il 5 agosto del 2010 venne inaugurata la sala parrocchiale e qualche giorno dopo don Domenico partì per un pellegrinaggio in Terra Santa, dove improvvisamente morì sul monte Sinai. È stato allora che monsignor Forte chiamò don Sabatino a succedergli come parroco e a prendere in mano il progetto per la realizzazione della nuova chiesa.
Per prima cosa ha inviato il progetto già predisposto alla Cei, che però lo ha bocciato e perciò ha dovuto ricominciare tutto da capo. «Erano i giorni dell’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco, a marzo del 2013», ricorda il parroco, «poi il 7 dicembre del 2015 è stato benedetto il cantiere e ora alla fine ce l’abbiamo fatta». L’opera è venuta a costare circa 3 milioni di euro, 2 dei quali messi a disposizione dalla Cei, la restante parte dalla parrocchia. A progettarla sono stati l’ingegnere Cristinziano Scutti e gli architetti Giuseppe Fortunato, Valentina Angelozzi e Annalisa Di Luzio. L’impresa che ha portato a termine i lavori è quella dei fratelli Mammarella. Oltre alla nuova chiesa, il complesso è formato dal sagrato, il chiostro, la sala parrocchiale, altri ambienti per attività parrocchiali, la casa canonica e il campanile che con la croce in cima svetta a richiamare l’attenzione dei fedeli. All’interno, nella navata centrale, ci sono 44 ampi banchi (da tre o due posti secondo le recenti prescrizioni anti Covid, senza le quali potrebbero ospitare molte più persone), più altri 11 nella cappella feriale. La particolare volta dell’edificio è stata ispirata all’idea del mantello di San Martino. L’episodio del taglio del mantello – centrale nella vita del santo che ne dona così una parte a un mendicante – viene evocato dalla trama della volta costituita da falde curvilinee che si sovrappongono tra loro come a richiamare una morbida tela interrotta da un taglio longitudinale da cui penetra la luce.
Il taglio, però, non vuole essere elemento di separazione: la luce che lo attraversa, entrando nella chiesa, è espressione significativa di fede e verità. Tutta la struttura del complesso ecclesiastico, anziché separazione, vuole simboleggiare al contrario accoglienza. Si tratta infatti di una struttura circolare aperta, pronta ad accogliere chiunque voglia avvicinarsi. «Per noi questo è un giorno storico», conclude don Sabatino, «sono sicuro che la nuova chiesa diventerà punto di riferimento non solo per la contrada ma anche per l’intero comprensorio».