Nuova sede Tua, parte lo scontro delle denunce

Il trasferimento del distretto da via dei Peligni a Brecciarola, Gallucci va all’attacco Presentate 4 diffide: il nostro sito per i pullman è migliore, non c’è rischio amianto
CHIETI. Diffide, accessi agli atti e denunce alla Corte dei conti. La società di trasporto pubblico regionale Tua sposta il distretto dal Tricalle a Brecciarola (via Aterno), rescindendo il contratto con la famiglia Gallucci, proprietaria del sito di via dei Peligni, ma i Gallucci non ci stanno. E partono diffide e denunce. Federico Gallucci chiama in causa sia il presidente Tua Gianfranco Giuliante che il componente teatino del cda Tua Anna Lisa Bucci. Due le questioni che avrebbero fatto decidere di cambiare sede: il pericolo amianto e l’eccessivo costo del sito. Per l’amianto, il problema esula dalla controversia Tua-Gallucci: perché se effettivamente ci fosse un rischio amianto, allora si aprirebbe una più ampia questione di sicurezza pubblica. Ma Gallucci è pronto a esibire certificati che attestano che nel sito di via dei Peligni non c’è alcun pericolo amianto. «L’ultimo recentissimo monitoraggio dello scorso agosto a cura di due laboratori specializzati», dice, «ha accertato, in via definitiva, l’assenza del pericolo di polveri di amianto». Quanto al costo eccessivo, la famiglia Gallucci ha notificato a Tua spa quattro diffide con le quali garantiva la disponibilità alla ricontrattualizzazione del canone a un prezzo più vantaggioso, «ma Tua», dice Gallucci, «non ha mai risposto; se lo avesse fatto, avremmo assicurato la permanenza del distretto nel sito di via dei Peligni – area di circa 9mila metri quadrati già attrezzata con palazzina uffici, ristoro per gli autisti, lavaggio con depuratore, area di rifornimento, 5mila metri quadrati di terrazzamenti adibiti a parcheggio – allo stesso importo se non ad importo inferiore a quello di 4.500 euro mensili oggi aggiudicato alla società Central Park». Gallucci si appella alla Corte dei conti: «Allo stato», fa sapere, «è già stata notificata alla Tua una formale diffida con la quale è stato impugnato l’avviso pubblico emesso da Tua per cercare una nuova sede, nonché il recesso anticipato del contratto che scadeva nel 2023 e tutta la documentazione è stata inviata alla procura generale della Corte dei conti. Per noi si ravvisano gli estremi di un danno erariale riconducibile alla scelta dei vertici di Tua di aver preferito affittare un nuovo sito non attrezzato anziché mantenere, allo stesso canone, quello preesistente. Ci siamo rivolti inoltre alla magistrature ordinaria per l’illegittimità del recesso anticipato». Gallucci denuncia anche il diniego alla richiesta di accesso agli atti fatta per fare luce sulla vicenda.

