«Nuova Sixty entro la primavera 2016»

9 Ottobre 2014

L’Ad Bodo e il Dg Gentile rivelano il piano industriale: salvi 238 posti, 18 nuovi negozi e abiti di lusso accessibili a tutti

CHIETI. La Sixty è come il Papa, morto uno se ne fa un altro. La Sixty Spa va verso l’epilogo del conconcordato preventivo in continuità, la Sixty Distribution invece imbocca l’autostrada del rilancio. Domani finiscono gli ammortizzatori sociali per gli operai. Ma 52 di questi hanno futuro e prospettive.

La newco, amministrata dal biellese Paolo Bodo, ha le idee chiare: in tre anni l’azienda di Chieti Scalo tornerà ad essere la mente pensante di marchi conosciuti in tutto il mondo come Miss Sixty, Energie, Murphy&Nye e Refrigiwear. I posti di lavoro salvati sono 238 di cui 186 impiegati nella rete retail Italia e 52 sul territorio teatino, più 75 impiegati nella rete retail Europa. E allo Scalo avverranno la progettazione dei capi d’abbigliamento e il controllo della produzione e della distribuzione. La nuova Sixty, rispetto alla vecchia creatura di Wicky Hassan, cambia pelle: si lascia alle spalle un prodotto che ha fatto epoca, il denim donna, e punta sul lusso accessibile a tutti.

Bodo, il manager con la passione per il tennis, e il dg di Sixty Distribution, Domenico Gentile, raccontano al Centro il futuro di questa azienda in un’intervista doppia che, dalle macerie del passato, spalanca le porte su uno scenario ottimistico.

Dg Gentile, quali sono i passaggi chiave del rilancio dell’azienda scalina?

«I punti focali sono tre, nell’ordine: riqualificare i marchi attraverso i team creativi. Quindi riqualificare i 31 negozi esistenti che diventeranno monomarca (due dei quali si trovano in Abruzzo nel Città Sant’Angelo Village, ndr). Infine lo sviluppo di altri 18 negozi in mercati europei per portare avanti successivamente anche la politica del franchising»

Dottor Bodo, avete già trovato il genio, cioè il direttore creativo? L’uomo che possa colpire l’immaginario collettivo dei giovani?

«Lo stiamo cercando. Non è facile averne uno di alto livello che possa sostituire il fondatore Hassan e che venga a Chieti dove stiamo rilanciando i nostri marchi».

Pensa che un giorno si possa tornare ai fasti del passato, ai 670 milioni di ricavi della Sixty Spa?

«La vecchia Spa ha toccato l’apice nel 2007 ma era presente in 80 paesi di tutto il mondo. Non possiamo tornare a quei livelli, non c’è più quel mercato e, in più, noi operiamo nell’Emea (Europa, Medio Oriente, Est Europa), cioè un terzo del mondo. Ma pensare di arrivare a ricavi di 150-200 milioni è possibile».

Torniamo a lei, dottor Gentile: come pensa che finisca il concordato preventivo della vecchia Sixty?

«Il concordato è servito a recuperare 52 dipendenti a Chieti e 186 nella rete Italia, ed ha dato la possibilità agli altri lavoratori di beneficiare della cassa integrazione. Certo, domani questi ammortizzatori sociali termineranno ma la procedura concorsuale andrà avanti»,

Fino a quando, Ad Bodo?

«Il concordato ha avuto un inizio dinamico perché è stato approvato dal 90 per cento dell’assemblea dei creditori. Una sola banca ha fatto opposizione ma, a luglio, la corte d’Appello l’ha rigettata. Entro fine novembre il concordato dovrebbe chiudersi».

A traghettare Sixty è stato Crescent Hyde Park, il fondo panasiatico che ha base a Singapore, che propose il rimborso del 100% dei creditori privliegiati e del 16% dei chirografari. Ha già investito100 milioni di euro e ne investirà altri 50. E’ stato determinante?

«E’ andato molto al di là delle previsioni perché, oltre ad essere riuscito nel concordato, ha permesso un’altra operazione: far sì che la Sixty possa rinascere davvero.

Torniamo alla newco e alla nuova Sixty. Quali sono, Ad Bodo, i tempi per rilanciare i marchi che hanno fanno innamorare milioni di giovani?

«Ripartiamo da Chieti e con Chieti ma dobbiamo fare un lavoro difficile. Ridare valore ai marchi e puntare verso l’alto. Sixty è diventata grande con il denim donna, ma ora si cambia. Puntiamo verso l’alto, verso il premium. Se guardo al passato, debbo dire che il genio di Hassan portò l’azienda ad avere un monopolio mondiale. Ma poi anche altri grandi marchi, come Levi’s, hanno puntato sullo stesso prodotto che oggi è inflazionato. Da qui nasce la nostra necessità di puntare verso capi d’abbigliamenti di alto livello ma allo stesso tempo accessibili a tutti. E’ questa la scommessa più grande».

Quali tempi prevede per rilanciare l’azienda?

«Il nostro piano ha dei tempi precisi: abbiamo fissato l’obiettivo alla primavera del 2016. Sarà la primavera della Sixty»,

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