Nuovi contagi in zona rossa In ginocchio bar e ristoranti

10 Febbraio 2021

I 127 casi del primo giorno di restrizioni salgono a 136: uno su tre è minorenne I commercianti: «Siamo in crisi, gli incassi ridotti dell’80%. Ora servono aiuti»

ATESSA. Lanciano un grido di allarme i gestori di attività commerciali di Atessa, passata nel giro di poche ore da zona gialla a zona rossa: «La Regione e lo Stato ci aiutino, siamo in affanno e rischiamo tanto». Atessa è zona rossa dalla mezzanotte del 5 febbraio scorso a causa dell’aumento dei contagi con il rapporto tra casi positivi e popolazione arrivato a 1,20 superando così il livello di guardia stabilito (indice Rt). La curva dei positivi non decresce: da 127, nel giorno in cui è stata decretata la zona rossa, si è saliti a 136 un terzo dei quali, 46, sono minorenni e diversi sotto i 12 anni. Le scuole di ogni ordine e grado, per ordinanza del sindaco Giulio Borrelli, sono chiuse fino al 14 febbraio. Sabato 13 e domenica 14 ci sarà uno screening di massa, organizzato dal Comune, grazie al quale sarà possibile una valutazione più esatta degli eventuali focolai ad Atessa.
Sono giorni difficili ad Atessa e a soffrirne sono anche le attività commerciali: «Viviamo un disagio e diventa difficile sostenere le spese», afferma Enzo Orfeo che con il fratello Maurizio gestisce il Gemelli Caffè a Saletti. «Abbiamo l’80% in meno di fatturato e lavoriamo solo da asporto. I clienti sono disorientati e con questo passaggio da zona arancione a gialla e quindi a rossa, pochi si fermano, compreso i tanti operai che lavorano nella nostra Val di Sangro. Abbiamo fatto degli investimenti per tenere il locale a norma ma tutto ciò non è servito. In zona rossa», conclude Enzo, «c’è poco movimento e noi siamo quelli, tra i tanti, che qualcosa facciamo. Tanti sono in serie difficoltà. La speranza adesso è lo screening del 13 e 14 febbraio dopo il quale speriamo di tornare alla quasi normalità».
La ristorazione è un altro settore che è stato messo in ginocchio: «Le difficoltà sono sotto l’occhio di tutti e da marzo scorso abbiamo problemi» dice Ernesto Cinalli, gestore, con suo fratello Nicola, dell’hotel L’Anfora a Monte Marcone, «quest’estate c’è stata una ripresa ma adesso siamo piombati nel buio con perdite del 70 sulla banchettistica e cerimonie. Nel 2020 abbiamo avuto un meno 75% a livello di ristorazione e un meno 50% sull’albergo. Sono dati da far tremare i polsi». Il passaggio in zona rossa dall’oggi al domani ha creato non pochi danni. «Il nostro è un lavoro organizzativo, acquistiamo con giorni di anticipo, dobbiamo lavorare il prodotto. Avevamo delle prenotazioni e richieste che sono tutte saltate. La speranza», conclude Cinalli, «è che la stagione estiva non salti. Abbiamo già dei rinvii e dobbiamo aspettare le disposizioni sanitarie per sapere come dobbiamo comportarci. L’entità del danno è notevole ma noi siamo pronti per la ripresa».
Anna Rita D’Aurizio è presidente di Kommerciate, associazione che conta 75 associati, e proprietaria del negozio La Mela, in corso Vittorio Emanuele, di articoli per l’infanzia, mamma e bambino: «Io con la zona rossa», dice, «posso tenere aperto perché ho un codice Adecco che me lo permette ma se non c’è movimento, se gli altri stanno chiusi, è come se lo fossi anch’io, basti pensare che gli incassi sono scesi dell’80%. Alcuni hanno chiuso definitivamente la serranda, altri sono intenzionati a farlo. Chi governa deve aiutarci in qualche modo e deve tener conto di questa crisi altrimenti ci saranno tanti disoccupati in più».