Nuovi contratti del metano Allarme della Cogaspiù

VASTO. Si presentano in giacca e cravatta nell’abitazione del malcapitato di turno, ma dietro quell’aspetto distinto e professionale, si nascondono degli autentici truffatori. È di questi giorni la...
VASTO. Si presentano in giacca e cravatta nell’abitazione del malcapitato di turno, ma dietro quell’aspetto distinto e professionale, si nascondono degli autentici truffatori. È di questi giorni la segnalazione di soggetti, dall’aspetto curato ed elegante, che spacciandosi col nome del gestore delle reti, ingannano e raggirano gli utenti facendogli sottoscrivere, in maniera inconsapevole, contratti di luce e gas. A lanciare l’allarme è la Cogaspiù srl, concessionaria del servizio di distribuzione del gas metano per l’intero territorio, che con degli avvisi recapitati a domicilio, insieme alla bolletta relativa ai consumi di novembre e dicembre, mette in guardia gli utenti da “sedicente personale con giacca e cravatta”.
«Queste persone, approfittando della sostituzione dei contatori per il passaggio a quelli elettronici, vi chiedono di firmare dei moduli che in realtà sono dei contratti di fornitura», spiegano gli addetti della società, «secondo quanto stabilito dalle norme di legge, per la sostituzione dei contatori sarete visitati da personale specializzato incaricato dal distributore locale, che non vi richiederà mai alcuna firma. State attenti a cosa firmate e nel dubbio non firmate mai nessun modulo». Le truffe del gas sono all’ordine del giorno soprattutto nelle grandi città, ma le prime avvisaglie si fanno sentire anche dalle nostre parti. Le persone più a rischio sono quelle anziane. I raggiri sono aumentati da quando hanno fatto ingresso sul libero mercato nuove realtà commerciali: la concorrenza è diventata spietata e per certi versi aggressiva, mentre le truffe si fanno sempre più raffinate.
«Riceviamo segnalazioni da parte di truffati da operatori che si spacciano per il fornitore attuale e propongono modifiche, integrazioni o il perfezionamento dei contratti in essere», dicono alla Federconsumatori, «in questo modo riescono a carpire i codici. Si tratta di dati che non devono essere mai comunicati visto che il fornitore già li possiede». (a.b.)
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