Nuovo impianto per rifiuti a ridosso della riserva

Vasto, ditta bresciana sceglie il porto di Punta Penna per il trasporto di ecoballe Salvatorelli (Arci): è ora che la politica decida la destinazione di questa zona
VASTO . Carico e scarico di combustibile da rifiuti solidi con stoccaggio temporaneo in un’area sottoposta a vincolo idrogeologico che, pur ricompresa nella zona industriale di Punta Penna, è vicina all’omonimo Sito di interesse comunitario (Sic), circostanza che ha reso necessario lo studio per la valutazione di incidenza ambientale (Vinca), ora nella fase della pubblicazione. Il termine ultimo per la presentazione delle osservazioni è fissato alle ore 13 del prossimo 13 agosto.
Suona di nuovo l’allarme per la riserva naturale di Punta Aderci, che continua ad essere seriamente minacciata da iniziative imprenditoriali non conciliabili con un’area protetta meta ogni anno di migliaia di visitatori. Il nuovo progetto, che ha già conosciuto diversi passaggi in Regione, è della ditta Ecoexport srl di Gavardo (in provincia di Brescia), che dopo aver stoccato le ecoballe intende spedirle oltre frontiera via nave per destinarle a cementifici esteri. La scelta è ricaduta sulla zona industriale di Punta Penna proprio per la presenza del porto. La spedizione di combustibile da rifiuti solidi (Cdr) è una delle specializzazioni della società richiedente che ha affittato per sei anni (rinnovabili per altri sei), il capannone della Finbrico di Milano. Le balle che arriveranno verranno interamente stoccate, in attesa dell’imbarco, all’interno dello stabilimento di Punta Penna per un totale annuo autorizzato di 45mila tonnellate (125 tonnellate al giorno con 4,6 convogli). L’attività da autorizzare riguarda lo stoccaggio di rifiuti non pericolosi, che saranno depositati e movimentati all’interno del capannone industriale e poi avviati a spedizione. Le associazioni ambientaliste, che da tempo chiedono alla politica di prendere decisioni definitive su quell’area, sono di nuovo sul piede di guerra. «Siamo alle solite», sbotta Nicola Salvatorelli dell’Arci, «stiamo ancora aspettando la decisione del Tar sul ricorso proposto da Wwf e Legambiente sul cementificio nella fascia di protezione esterna della riserva di Punta Aderci e già si profila all’orizzonte un altro progetto per il trasporto di ecoballe. Stiamo studiando la documentazione per capire a che tipo di trattamento verranno sottoposti i rifiuti e, al di là della legittimità da parte della ditta di chiedere le autorizzazioni agli enti competenti, ci sono aspetti che non ci lasciano tranquilli. Ci chiediamo, ad esempio, cosa potrebbe succedere nel caso in cui scoppiasse un incendio», conclude l’ambientalista che ricorda la grande mobilitazione scattata il 28 gennaio scorso contro il cementificio.
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