«Obletter un maestro di vita» l’Italia del softball piange il ct

Il ricordo della teatina Marrone: «Mi ha aiutato a diventare donna, per me era un secondo papà» La famiglia decide di rinviare la cerimonia d’addio al 62enne allenatore morto lunedì per il Covid
CHIETI. Piange Fabrizia Marrone. Le sue lacrime sono le stesse delle altre azzurre della nazionale di softball rimaste orfane della loro guida, Enrico Obletter, scomparso lunedì pomeriggio all’ospedale San Salvatore dell’Aquila a causa del Covid. Le ragazze erano molto attaccate al loro commissario tecnico. «Nel 2017 ci aveva messe insieme per la prima volta e ci ha trascinate fino al tetto d’Europa e alla qualificazione olimpica. Lui unisce le persone, ovunque crea famiglia», racconta la 24enne teatina, l’unica abruzzese in Nazionale. Enrico Obletter l’aveva cresciuta nel corso degli anni, da quel 2015 quando tornò alla guida dell’Atom’s. Da allora è stato l’unico allenatore di Fabrizia Marrone, teatina della zona Tricalle ed esterno del Saronno in serie A. Dall’Atom’s al Bussolengo e ora al Saronno allenato da Giovanna Palermi, la moglie di Enrico Obletter.
Piange mentre parla Fabrizia Marrone, racconta il suo mentore singhiozzando al telefono. «Lo conosco da quando avevo 10 anni, mi allenava a Chieti con la moglie, una grande donna al suo fianco. D’inverno tornavano a casa e ci insegnavano il softball all’Atom’s. Mi è piaciuto da subito», aggiunge, «mi ha trasmesso la passione per il batti e corri. Io ho il ruolo di esterno, è lui che mi ha fatto diventare una giocatrice. Io penso sempre che dalla semplice bambina che ero, ha visto qualcosa in me per cui dovevo inseguire questa passione. E io l’ho fatto, ho sempre creduto in lui. Era speciale, perché oltre a essere un maestro di campo, era un maestro di vita. Mi ha insegnato a lottare», dice tra le lacrime, «a superare ogni volta i miei limiti. A lavorare duro. Malgrado qualche volta dubitassi di lui. Mi dicevo: “Ma non può avere sempre ragione...”. E, invece, lui dimostrava il contrario ogni volta. Aveva sempre ragione, perché insegnava come comportarsi sul diamante e nella vita. Per me Enrico è un secondo papà. Sono cresciuta con lui. Se sono diventata una donna, lo devo anche lui. Forse non sono riuscita a dirgli grazie come volevo per tutto quello che ha fatto per me. Penso di essermi sempre impegnata e questo gli bastava come segnale di gratitudine». L’ultima volta si sono visti a fine gennaio allo stage di Pescara. A metà febbraio ce n’era un altro in programma, sempre al Minnucci, ma è stato annullato perché Obletter era stato contagiato. Nel frattempo si sono tenuti in contatto sulle chat fino al drammatico epilogo di lunedì. Lacrime a Chieti, ma non solo; dovunque Enrico Obletter aveva lasciato il segno. La cerimonia di addio al 62enne ct della Nazionale di softball è stata posticipata a data da destinarsi. In un momento migliore - in base all’evoluzione della pandemia - per mettere insieme tutte le persone che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. In Italia e all’estero. Nel frattempo, le azzurre sanno come onorare la figura di Enrico Obletter: disputando, a luglio, una grande Olimpiade, il sogno spezzato del loro guru.
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