Occupa la casa popolare e ruba l’acqua: condannato
Pena di un anno e sei mesi per un teatino che ha realizzato un allaccio abusivo Controlli del Comune sui redditi di chi vive negli alloggi per stanare i furbetti
CHIETI. Occupa la casa popolare senza averne diritto e ruba l’acqua pubblica con un allaccio abusivo. Un teatino di 50 anni, I.D.L., è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione per furto aggravato. La sentenza del giudice onorario di tribunale Sofia Nanni è arrivata nei giorni scorsi: l’uomo dovrà anche pagare una multa di 400 euro, oltre le spese processuali. Il reato è stato accertato il 13 dicembre del 2017. Secondo l’accusa, I.D.L. si è «appropriato dell’acqua pubblica di proprietà dell’Aca (Azienda comprensoriale acquedottistica), per un valore imprecisato», realizzando un allaccio “fuorilegge” alla rete. In sostanza, “attraverso tre derivazioni abusive, con la rimozione di contatori e la loro sostituzione con tubi flessibili», l’uomo ha favorito il passaggio diretto dell’acqua. Tradotto: non pagava un centesimo di bolletta.
E non finisce neanche qui, perché il 50enne ha occupato abusivamente un alloggio di proprietà dell’Ater (Azienda territoriale edilizia residenziale), togliendo la casa a chi aveva i requisiti e reale necessità. L’irregolarità è emersa durante alcuni controlli e per lui sono cominciati i guai in tribunale. La procura ha deciso di contestargli il reato di furto aggravato. Anche una recente sentenza della Cassazione, infatti, ha confermato che l’aggravante «trova fondamento nel fatto che, trattandosi di cose destinate a pubblico servizio e dunque di pubblica utilità, sono meritevoli di una maggiore tutela». E questo indipendentemente dal fatto che l’episodio abbia creato problemi alla fornitura d’acqua di altri utenti.
Tornando al tema delle case popolari, a Chieti 1.076 di queste sono gestite dall’Ater e 327 dal Comune. Secondo la legge regionale, si ha diritto a un alloggio in caso di reddito inferiore ai 16.551 euro annui. Un eventuale aumento di reddito consente la permanenza solo se non si superano i 28.964 euro. L’amministrazione comunale non può permettersi di chiudere un occhio sulle morosità degli inquilini. Così è scattato un piano con un duplice obiettivo: scovare sia i furbetti che non pagano l'affitto sia quelli che non hanno proprio diritto a vivere in un alloggio popolare. Gli uffici hanno scoperto, ad esempio, persone non residenti che occupano un alloggio comunale, cosa che non dovrebbe essere possibile, visto che abitare in città è requisito principale per l’assegnazione. Ma lo stratagemma più comune per continuare a stare in un alloggio popolare, pur non avendone più diritto, è quello della separazione tra i coniugi. In pratica, la coppia finge di essersi lasciata e intesta alla moglie i beni immobili, generalmente una seconda casa fuori dal territorio cittadino. La donna cambia anche residenza, ma poi continua a vivere tranquillamente sotto lo stesso tetto del marito. I coniugi, cioè, continuano a essere una famiglia, ma dal punto di vista del reddito questo non risulta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

