«Odorisio, l’americano bianco»

17 Febbraio 2016

Coach Marzoli, Anconetani e Di Masso ricordano il campione del basket teatino morto a 60 anni

CHIETI. La maglia numero otto, la palla a spicchi, i colori biancorossi, il titolo giovanile di campione d'Italia, la serie A2. Gli anni più belli del basket teatino. Chieti piange Nando Odorisio, l'ex giocatore della Rodrigo e della Birra Moretti, morto lunedì mattina a Roma colpito da un infarto durante un congresso medico. Odorisio faceva il radiologo all'ospedale Santo Spirito di Pescara, strada intrapresa dopo un infortunio al ginocchio che gli fece interrompere la carriera da giocatore, terminata tra Pescara e Ortona. Ma è con la palla a spicchi in mano che Chieti ricorda il suo campione degli anni Settanta e Ottanta.

Nando era ancora un ragazzino quando vinse il campionato Nazionale Ragazzi e divenne campione d'Italia nella stagione 1968-1969. In quella squadra formidabile c'erano Gianni Di Cosmo, Franco Di Martino, Gianfranco Cavassini, Marco Fraticelli, Massimo Cinalli, il pivot Posata e Dante Anconetani. Quest'ultimo, leggenda del basket teatino e attuale general manager della Bakery Piacenza in serie B, ricorda con affetto il suo ex compagno di squadra.

«E' passato tanto tempo, sono andato via da Chieti quando avevo 18 anni ma Nando non l'ho mai dimenticato», dice l'ex playmaker Anconetani. «Siamo cresciuti insieme e abbiamo vissuto i momenti più belli dell'infanzia. La vittoria del campionato Nazionale Ragazzi rimarrà impressa nella storia del basket della città. Quante belle partite ai tornei estivi al campetto della villa comunale! Abbiamo spaccato insieme tante squadre nel settore giovanile di Chieti. Lui era un pivot ed era alto 188 centimetri, che non erano tanto per il suo ruolo, ma era così atletico che sembrava fosse alto più di due metri. In campo lo ricordo come una persona generosa che lottava per la maglia e non si risparmiava mai. Era così anche nella vita, un uomo riservato ed educato».

Anche coach Nino Marzoli, altra icona del basket cittadino, è legato a Odorisio, avendolo allenato dal 1976 al 1981, per due anni in serie B e uno in A2. «Nando era un americano bianco per le sue spiccate doti di elevazione. Lui e Cesidio Di Masso inventarono il moderno alley-oop con un giocatore che passava la palla alta verso il ferro e un altro che saltava, l'afferrava al volo e la schiacciava a canestro. Ho allenato Nando per tanti anni e non mi ha mai dato problemi. Sapeva ascoltare e in campo faceva sempre quello che gli veniva detto».

«Quanti ricordi ai tornei giovanili della villa comunale» aggiunge con un velo di commozione Marzoli «abbiamo perso un grande uomo e un pezzo di storia della nostra città». Dopo Sandro Leombroni, se ne va anche Nando Odorisio. E chissà se non si siano già rincontrati lassù. Chissà se non abbiano già in mano la palla e stiano palleggiando insieme a Guerrino Lugli, Sergio Borlenghi e Bill Collins, gli ultimi campioni della serie A volati nel paradiso del basket.

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