Offese a D’Alfonso, in 3 devono risarcirlo

28 Settembre 2022

Il processo termina con l’assoluzione per tenuità del fatto, ma il giudice dispone il pagamento dei danni

LANCIANO. Tre assoluzioni per tenuità del fatto, ma risarcimento danni da stabilire in separata sede per la parte civile, l’ex presidente della Regione Luciano D’Alfonso, ora eletto deputato. È la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Lanciano Maria Teresa Pesca verso Dimitri Di Pasquale, 56 anni di Perano, Michele Cinalli, 47 anni di Atessa (entrambi difesi dall’avvocato Tito Antonini) e Alberto Giarrocco, 40 anni di Atessa (rappresentato dall’avvocato Giovanna Ceroli), accusati di diffamazione in concorso, a mezzo web, di D’Alfonso, rappresentato dall’avvocato Carla Tiboni di Pescara.
I fatti risalgono al luglio 2015 quando i tre imputati hanno commentano su Facebook delle notizie riguardanti l’allora presidente della Regione e, in particolare, i provvedimenti firmati da quest’ultimo per la rideterminazione del budget della sanità abruzzese, in un periodo estremamente difficile per l’ospedale di Atessa. Per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Delfina Conventi, i tre avrebbero offeso la reputazione di D'Alfonso «in proprio e nella qualità di presidente della giunta della regione Abruzzo» pubblicando su Facebook, su una pagina atessana, dei commenti fatti sulla base di alcune notizie stampa sul budget sanitario. Commenti che per i legali Antonini e Ceroli non erano affatto offensivi, anche perché riprendono frasi di altre persone; addirittura Cinalli ha ricordato la prescrizione del reato. Da qui la richiesta di assoluzione dei legali. Prima di loro il pm Conventi aveva chiesto l’assoluzione piena per Cinalli e quella per tenuità del fatto per gli altri due. Il giudice Pesca li ha assolti per tenuità del fatto tutti e tre.
«L’assoluzione per tenuità del fatto non esclude la sussistenza del reato», spiega Antonini, «e da qui la decisione del giudice del risarcimento danni per la parte civile da stabilire in separata sede, ma indica la non gravità dello stesso e non punibilità penale. Ad ogni modo poiché secondo noi non c’è stata alcuna diffamazione e vorremo l’assoluzione piena per i nostri assistiti, aspetteremo i 45 giorni delle motivazioni della sentenza per fare appello, ed evitare anche il risarcimento». Che D’Alfonso, come spiega l’avvocato Tiboni, non ha quantificato.
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