Offese a un superiore, assolto
Cade l’accusa di oltraggio per l’allora sostituto commissario di polizia
LANCIANO. Non offese il suo superiore. Dopo 5 anni di attesa tra indagini e udienze, l’allora sostituto commissario Mario Di Giuseppe è stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale per aver offeso, all’interno del commissariato e alla presenza di più persone, l’ex dirigente Claudio Di Paola. Era il 23 febbraio 2010. Quel giorno Di Giuseppe stava contestando al superiore il mancato accreditamento di alcune indennità straordinarie di servizio. Alla spiegazione di Di Paola, rappresentato dall’avvocato Alfonso Ucci, il sostituto commissario avrebbe reagito male apostrofando come «scorretto» il comportamento del dirigente, verso il quale avrebbe rivolto anche una parola offensiva. Da un fatto avvenuto nel commissariato, è però iniziata la vicissitudine giudiziaria del funzionario. Che non si è fermata dopo le indagini quando il pubblico ministero Rosaria Vecchi aveva chiesto l’archiviazione. Il giudice per le indagini preliminari, infatti, su opposizione all’archiviazione di Di Paola, costituitosi parte civile, aveva disposto il rinvio a giudizio di Di Giuseppe, che, fa notare il legale Fabio Camerano Spelta Rapini, «aveva oltre vent’anni di servizio encomiabile sulle spalle, condito da premi e riconoscimenti». Ieri l’esito del processo con il giudice onorario Vicenzo Chielli che ha accolto le tesi della difesa e assolto Di Giuseppe con formula piena. Ora Di Paola, che è nel Trevigiano, e il legale Ucci attenderanno le motivazioni e decideranno se presentare o meno appello. (t.d.r.)
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