Offese sui social ai due poliziotti: in 205 nei guai per diffamazione

La vicenda è quella del video della lite agenti-commerciante con l’uso del taser che non ha sparato Da Vasto trasferite le querele nei centri di residenza degli indagati dai quali sono partiti i commenti
VASTO. Commenti offensivi sui social ai due agenti del commissariato di Vasto: la procura di Vasto ha distribuito per competenza territoriale buona parte delle 205 querele per diffamazione alle procure dei capoluoghi nel posto in cui indagati son residenti. L'indagine quindi da Vasto si è estesa in tutta Italia. «Ognuna delle persone denunciate sarà giudicata dalla procura competente territorialmente», spiega l'avvocato Fiorenzo Cieri, il legale dei due agenti offesi.
Gli insulti su Facebook erano arrivati a fine gennaio 2023 dopo una discussione tra gli agenti e un commerciante vastese ripresa in un video diventato virale. Migliaia i commenti. Fra loro anche molti insulti. «Alcuni davvero molto gravi e fatti senza alcuna contezza dei fatti», rimarca l'avvocato Cieri. La discussione tra il commerciante e i due agenti di polizia era nata per un parcheggio in divieto di sosta. Alle resistenze del commerciante, i poliziotti avevano risposto mostrando il taser senza sparare alcun dardo, tra le grida della moglie e di alcuni passanti. Lo strumento aveva emesso solo un segnale sonoro. Per la cronaca il commerciante e la moglie sono stati denunciati per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli avvocati di questi ultimi, Arnaldo Tascione e Incoronata Rizzi, hanno lamentato un abuso di potere. La vicenda giudiziaria è ferma alle indagini preliminari ed è stata richiesta una proroga dal pm.
«Per le diffamazioni su Facebook nei confronti di tutti quei soggetti che hanno arrecato disonore con i loro commenti alla immagine sia professionale che personale dei miei assistiti», spiega l'avvocato Cieri, «l'indagine è andata avanti e saranno diverse procure a dover decidere. Per quanto mi riguarda ho raccolto tutte le frasi che hanno leso l'onorabilità e la professionalità di due agenti che stavano facendo il loro dovere. Dare una opinione è lecito. Offendere no», rimarca il penalista. La diffamazione, anche se commessa su internet e, in particolare, sui social network come Facebook, non cambia gli elementi che l’hanno da sempre caratterizzata: si tratta infatti di un reato che si consuma quando l’offesa è pronunciata in assenza della vittima.
«In tema di diffamazione commessa per il tramite di una piattaforma social», spiega l'avvocato Cieri, «nel corso degli ultimi anni i giudici hanno radicato nella giurisprudenza della Corte di Cassazione un indirizzo consolidato, alla cui luce le condotte lesive della reputazione altrui, realizzate attraverso un post recante espressioni offensive e pubblicato su Facebook, integrano gli estremi del reato di “diffamazione aggravata”, prevista e disciplinata dal terzo comma dell’art. 595 c.p.. L'offesa è maggiore per la particolare diffusività del mezzo adoperato. Un malvezzo che ha provocati gravi conseguenze ai miei clienti», conclude Fiorenzo Cieri .
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