Oggi il maxi debito in consiglio, prime spaccature in maggioranza

22 Aprile 2021

“Azione politica” boccia il piano di riequilibrio: «Nessun intervento per evitare l’aumento delle tasse» Le liste civiche si riservano il voto in aula, il Pd ribadisce il sostegno al sindaco ma segnala criticità

CHIETI. Alla vigilia del consiglio comunale sul piano di riequilibrio che arriva oggi in aula, è una maggioranza monca quella che fa il punto della situazione nel corso di una conferenza stampa. Non tutti i gruppi sono presenti. Chi sicuramente non voterà il piano è Azione politica che, con il capogruppo Serena Pompilio, già da tempo ha iniziato a lamentare la mancanza di scelte condivise e partecipate e ieri in commissione ha votato in maniera contraria. Altri gruppi di maggioranza si sono riservati il voto in aula: si tratta della lista Ferrara (di cui in conferenza stampa non c’era alcun rappresentante) e delle due civiche Chi ama Chieti e Chieti c’è che, però, hanno spiegato la loro posizione, assicurando il voto favorevole in aula, pur cercando di smussare qualche passo del piano, soprattutto per quanto riguarda gli aumenti Imu. Infine c'è stata anche qualche sottolineatura critica pure da parte del Pd, il maggiore azionista di maggioranza, nonché partito del sindaco.
APPELLO DEL SINDACO L’approdo del piano di riequilibrio ventennale in consiglio comunale segna certamente un giro di boa per l’amministrazione di Diego Ferrara: «Faccio un appello alla cittadinanza intera e all’intero consiglio», ha detto il sindaco, «perché si mantenga un atteggiamento equilibrato, costruttivo, propositivo e non fazioso». Ferrara ha parlato di «sforzo per ridare un futuro a Chieti», vale a dire: «La possibilità di portare a termine le grandi opere iniziate, il nuovo Prg, nuovo decoro, eventi culturali, il potenziamento dei servizi, soprattutto quelli sociali e della capacità di rispondere come pubblica amministrazione».
LA COLPA DEI DEBITI «La nostra denuncia è una presa di coscienza della situazione: abbiamo 78 milioni di passività e ci accolleremo la responsabilità di votare i debiti che hanno fatto altri», ha sottolineato la capogruppo della Sinistra con Diego, Alberta Giannini, attribuendo le responsabilità dei debiti alla precedente amministrazione. «Nel 2018», ha ricordato il presidente del consiglio comunale Luigi Febo, «in consiglio sono passate delibere che chiudevano gli asili, lo scuolabus, mettevano in vendita le farmacie, tagliavano il 10% del piano sociale, aumentavano le tariffe della mensa e dell’Imu per rispondere alle richieste della Corte dei Conti di affrontare la situazione già grave. Il nostro piano, pur agendo sui conti, riapre gli asili, attiva servizi nuovi e potenzia la macchina amministrativa». Per il capogruppo M5S Luca Amicone, con una macchina comunale più efficiente, potrà cambiare anche la cultura dei cittadini che, in cerca di risposte, non avranno più bisogno di appellarsi al politico di turno.
CRITICA E SOSTEGNO Per bocca della consigliera Barbara Di Roberto, il Pd ribadisce il suo sostegno al sindaco, ma traccia una sorta di road map di criticità che va dalla riorganizzazione delle partecipate, al no ai tagli al sociale, alla necessità di mettere fine «all’inefficienza cronica degli uffici comunali» e di attribuire subito le deleghe ai consiglieri. I capigruppo delle civiche del vicesindaco Paolo De Cesare, Vincenzo Ginefra e Silvia Di Pasquale, hanno spiegato, invece, che si sono riservati il voto in aula perché cercheranno di smussare gli aumenti dell’Imu. In ogni caso il loro voto è stato annunciato come positivo.
IL NO DI POMPILIO Chi voterà no è invece la consigliera Pompilio. «Abbiamo chiesto all’amministrazione di poter partecipare sia alla fase di ricognizione dei residui sia di poter dare un contributo alla stesura del piano ricevendo in cambio grande disponibilità a parole ma nessun riscontro in concreto», ha detto la capogruppo. «Avevamo indicato almeno quattro pilastri su cui il piano doveva reggersi ovvero: aumento delle entrate, riduzione dei costi che non riguardasse il livello occupazionale dell’ente, già palesemente carente, pesante intervento sulla capacità di riscossione e, solo nell’eventualità in cui le tre predette misure fossero state insufficienti, l’aumento dei tributi e delle tariffe. Inutile dire che di interventi di tale tenore non vi è alcuna traccia».