Oggi l’addio al poeta Fraticelli Il vescovo: era la voce del popolo

Sarà Bruno Forte, alle 10, a celebrare i funerali in cattedrale: «Parlava la lingua della quotidianità Era una figura tenera e convincente, con la sua semplicità spiazzava le astruse logiche del potere»
CHIETI. Il sorriso di Raffaele Fraticelli. È questo il tratto distintivo del poeta teatino, scomparso lunedì scorso all’età di 97 anni, che più è rimasto impresso nella mente dell’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte. L’arcivescovo conosceva bene Fraticelli, avendo anche curato la presentazione di alcuni suoi lavori. Sarà lui a celebrare il funerale questa mattina, a partire dalle 10 nella cattedrale di San Giustino, e a ricordare quel sorriso che, dice monsignor Forte, «nasce nello spazio che sta tra la prossimità e la lontananza rispetto agli altri: se vivi unicamente la prossimità, ne resti schiacciato, non riuscendo a guardare oltre i problemi immediati; se vivi solo la lontananza, rischi di costruirti un mondo ideale, evadendo dalla realtà. Se vuoi aprirti alla verità della vita, devi stare tra la prossimità e la lontananza: allora sorriderai e Dio ti sorriderà. È stato questo il modo di vivere del maestro Raffaele Fraticelli, della cui opera poetica, teatrale, giornalistica e artistico-figurativa in tanti siamo stati beneficiari e testimoni. Ed invero il nostro “zì Carminuccio” di “pe’ la Majella” aveva la straordinaria capacità di stare fra l’immediatezza più umile e le vertigini della trascendenza: stava accanto a noi, dalla parte di tutti, quando si faceva voce di popolo, figura tenera e convincente di quella logica dei poveri, schietta e lineare, che proprio con la sua semplicità spiazza le astruse logiche del potere e della vanagloria. Era uno di noi», continua monsignor Forte, «quando cantava la vita nella molteplicità dei suoi volti, di dolore e di gioia, di trepidazione e di speranza, di commozione e di amorosa bellezza. Era nostro fratello, quando parlava la lingua della quotidianità, il dialetto corposo della nostra gente». Dev’essere proprio per i tratti descritti da monsignor Forte che molti hanno definito Fraticcelli «il cantore degli umili».
E anche quel soprannome “Lulluccio”, gelosamente conservato, che la famiglia ha fatto affiggere anche sul manifesto funebre, dice tanto del sue essere vicino alla sua terra. L’amore per la sua città, per la cultura e le tradizioni che hanno accompagnato la sua vita sin dalla nascita, si è sempre accompagnato anche a una grande fede che, come testimonia la famiglia, gli ha donato grande serenità fino all’ultimo. «Raffaele Fraticelli è stato uomo profondamente religioso, innamorato di Dio», rimarca l’arcivescovo, «perfino contemplativo e adorante davanti alla tenerezza del Signore. Il suo canto era spesso preghiera, come quando narra del Venerdì Santo di Chieti, segnato dalla commovente processione del Cristo morto sulle note dello struggente Miserere del Selecchy, o come quando traduce il Vangelo in dialetto, facendone gustare la prossimità alla vita di tutti i giorni, alle situazioni reali, alle speranze e ai dolori. Il suo narrare è testimonianza, come quando la storia del lupo di Pretoro e del bambino salvato o quella di santa Margherita a Villamagna celebrano l’ingresso del meraviglioso di Dio nell’ordinaria vicenda degli uomini. In ascolto dell’Altro, aperto al dono dell’avvento divino nelle stagioni del tempo, Fraticelli è stato poeta cristiano, che ha saputo evocare la vicinanza dell’Eterno sperimentata nelle ore della paura e dell’attesa, della sofferenza e della gioia. Era da questa combinazione», conclude monsignor Forte, «che nasceva la straordinaria capacità di sorridere di questo artista degli umili, poeta di Dio. Sospeso fra prossimità e trascendenza».
Il poeta che ha saputo elevare a vera e propria lingua il dialetto abruzzese e che a Chieti ha dedicato molta parte del suo lavoro, ha vissuto insieme a una famiglia numerosissima. Dalla moglie Giuliana, con cui il 20 marzo scorso aveva festeggiato i 67 anni di matrimonio, ha avuto 7 figli, Paolo, Cecilia, Marco, Andrea, Giacomo, Chiara e Luca, 17 nipoti e 5 pronipoti.

