Ombrina Mare, accolto il ricorso Lo Stato deve pagare 190 milioni

La società inglese Rockhopper vince l’arbitrato sul progetto petrolifero davanti alla Costa dei trabocchi L’Italia ha 120 giorni per opporsi eventualmente al provvedimento di condanna. Le reazioni in Abruzzo
VASTO. La notizia è arrivata ieri da Los Angeles: a comunicarla il fisico e docente universitario in Usa, Maria Rita D’Orsogna, lancianese. La società inglese Rockhopper Exploration ha annunciato la fine dell'arbitrato internazionale del caso Ombrina Mare, destinata a nascere al largo della Costa dei Trabocchi: la multinazionale ha vinto la causa contro l’Italia per la piattaforma petrolifera ed ora lo Stato dovrà sborsare 190 milioni di euro più interessi del 4% annui calcolati dal 29 gennaio 2016, data in cui il decreto che ha fermato Ombrina è stato approvato, fino al giorno del pagamento.
«Non ci sono possibilità concrete di appello e il versamento dovrà essere effettuato entro 120 giorni da oggi», è quanto si legge da una nota diffusa dalla stessa ricercatrice ed attivista ambientale. «Nel 2007 venni a sapere che l’Eni intendeva trasformare i vigneti di Ortona, lungo la costa teatina, in un campo di petrolio con annessa raffineria», ricorda la vicenda la ricercatrice. «Non so cosa sia scattato dentro di me ma, sebbene lontana, non potevo accettare che l’Eni portasse via un angolo d’Abruzzo e così, in un misto di amore italiano e di razionalità americana, ho dato tutto quello che avevo per salvare la contrada Feudo dalle grinfie dei petrolieri. Grazie a una mobilitazione popolare, ci siamo riusciti: l’Eni nel 2010 ha abbandonato quello che aveva sbandierato ai suoi investitori come il suo progetto più ambizioso in Italia».
Ed ora, con la bocciatura delle trivelle, la multinazionale presenta il conto da pagare per la difesa del mare Adriatico. Sam Moody, Ceo di Rockhoppe, ha affermato «di essere felice di questo risultato perché c’è stato un gran lavoro da parte loro da quando hanno comprato la Medoilgas nel 2014 per portare Ombrina alla luce, e da quando hanno iniziato le pratiche dell'arbitrato nel 2017. Ora concentreranno le loro attività petrolifere nelle isole Falkland, mentre il mondo viene stravolto dai cambiamenti climatici».
«Questo arbitrato» prosegue D’Orsogna, «composto da tre uomini non italiani e vicini al mondo dell'industria e del petrolio, non si è mai preoccupato di coinvolgere i residenti, di capire il perché delle nostre battaglie, di vedere quanto più bella e più sana sia la Costa dei trabocchi oggi, con il fiorire di mille attività turistiche, rispetto a ciò che la Rockhopper voleva farne». Se per il Forum H2O «il trattato della carta dell'energia è una truffa», per Filomena Ricci, delegato Abruzzo del Wwf italia, «la condanna dell’Italia al pagamento di un indennizzo di 190 milioni di euro, dimostra l’assurdità dell’adesione al Trattato sulla Carta dell'Energia del 1994. Di fatto l’Italia aderendo a questo Trattato ha rinunciato a decidere sul proprio territorio. Neppure una legge dello Stato e l’opposizione di un’intera regione riescono a tutelare gli interessi dei cittadini contro le potenti multinazionali dell’energia fossile. L’opposizione contro Ombrina Mare fu portata avanti dalle associazioni ambientaliste, dagli enti locali, dalla Regione e organizzazioni di categoria, oltre a migliaia e migliaia di cittadini che parteciparono a tante manifestazioni scegliendo di far valere le proprie ragioni legate allo sviluppo sostenibile. È vergognoso che la tutela del territorio finisca per comportare un costo così alto per la collettività». (li.ca.)
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