Omicidio Daita, oggi tocca ai testimoni

8 Marzo 2017

In Assise i ragazzi che erano in piazza Vico per capire se il pugno di D’Onofrio fu dato per reazione

CHIETI. Sarà un’udienza chiave e anche molto lunga. Torna a riunirsi questa mattina in tribunale la corte d’assise sul processo per accertare le cause che hanno portato alla morte del giornalista teatino Simone Daita. Imputato di omicidio preterintenzionale è il ventitrenne teatino Emanuele D’Onofrio. Il giovane, difeso da Roberto Di Loreto, nella notte del 28 febbraio del 2015, era in piazza Vico quando gli si avvicinò Daita. Poche battute e poi quel pugno che stese l’uomo a terra e da cui non si riprese più. Daita fu trasportato in pronto soccorso e passò circa un anno in stato semi comatoso da un letto di ospedale all’altro, sino a quando non morì il 15 marzo del 2016.

Il processo è partito lo scorso primo febbraio in corte d’assise davanti ai due giudici togati Geremia Spiniello e Isabella Allieri, agli altri giudici popolari e al pubblico ministero Giuseppe Falasca. Si sono costituiti parte civile i genitori Paolo e Maria, assistiti dall’avvocato Mauro Faiulli, e i fratelli Concetta, Danilo e Pina con l’avvocato Enrico Raimondi. Hanno chiesto un risarcimento danni complessivo di un milione e 670 mila euro.

L’udienza di oggi sarà dedicata alle testimonianze. La lista di accusa e difesa è molto lunga. Ma i testi sono per lo più gli stessi. Saranno chiamati a riferire tutto quello che sanno gli ispettori di polizia che hanno condotto le indagini e anche i ragazzi che quella sera erano a piazza Vico e hanno potute sentire o vedere qualcosa. Tra loro non ci sarà sicuramente uno dei due ragazzi che il 16 febbraio scorso è rimasto vittima di un pericoloso incidente in piazzale Marconi, a bordo di una Fiat 500 nera. L’incidente fu talmente rocambolesco che andò a finire sulle pagine dei giornali.

Soprattutto a partire dalle testimonianze dei ragazzi che erano in piazza Vico si cercherà di capire se Daita avesse in qualche modo provocato la reazione di D’Onofrio. Subito dopo il fatto sembrava che nessuno si fosse accorto di nulla e che nessuno fosse in grado di raccontare ciò che era successo. E infine per la difesa ci sarà da sciogliere il nodo della perizia affidata dalla Procura al consulente Cristian D’Ovidio. Di Loreto si era riservato la valutazione dell’ammissibilità della produzione delle relazioni di D’Ovidio. (a.i.)