Omicidio e rapina, 30 anni Al via il processo d’appello

Condannato per aver massacrato di botte e poi ucciso una donna di 68 anni Il difensore chiede la riduzione della pena: il mio assistito non voleva ammazzare
VASTO. Il processo di primo grado un anno fa si è concluso con la condanna a trent’anni di reclusione per omicidio e rapina aggravata. Hamid Maathaoui, 36 anni, condannato per l’uccisione di Michela Strever, 68 anni, massacrata di botte e uccisa nella propria casa all’alba del 19 dicembre 2012, il 19 novembre comparirà davanti ai giudici della corte d'Appello d'Assise. É stato il difensore di Maathaoui, l’avvocato Nicola Artese, a presentare appello. Artese contesta l’omicidio volontario e ritiene che il suo assistito sia stato protagonista di un omicidio preterintenzionale e soprattutto non voluto e non previsto. Michela Strever morì soffocata da un groviglio di fazzoletti di carta infilati in bocca. «Maathaoui Hamid ha infilato quei fazzoletti nella bocca della Strever con l’evidente scopo di non farla gridare e per assicurarsi la fuga. Non voleva ucciderla», ha scritto l'avvocato Artese nell’ appello presentato qualche mese fa ai giudici della Corte d’assise dell’Aquila. «Se Maathaoui avesse voluto uccidere la Strever avrebbe continuato a percuoterla o l’avrebbe strozzata», ha aggiunto il penalista sottolineando anche il comportamento processuale estremamente corretto del suo cliente. «Maathaoui non ha mai cercato di scaricare su altri la responsabilità dell’omicidio», ha annotato Artese. Ritenendo che sia da escludere la crudeltà e tenendo conto delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, il difensore dell'imputato ha chiesto la riduzione della pena per il proprio cliente. Diametralmente opposte le richieste dell’avvocato Arnaldo Tascione che rappresenta la parte civile, i fratelli della vittima. «La condotta di Maathaoui è stata aggravata dal fatto di avere agito di notte, infierendo su una persona che non poteva difendersi a causa dell’età e per le precarie condizioni di salute», ha ripetuto ieri l’avvocato Tascione. «Maathaoui ha agito con crudeltà: prima ha picchiato una povera donna indifesa, poi l'ha soffocata. E lo ha fatto nonostante la poveretta continuasse a pregare supplicandolo di non ucciderla». Secondo Tascione Maathaoui ha agito nel pieno delle sue facoltà mentali. La parte civile insiste per questo sul riconoscimento dell’omicidio volontario. Una tesi sostenuta durante il processo di primo grado anche dal pm Giancarlo Ciani.
Paola Calvano
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