Omicron 5 moltiplica i contagi E l’ospedale torna ad affollarsi

9 Luglio 2022

I ricoveri aumentano rapidamente e la provincia è tra le peggiori in tutta Italia per l’incidenza dei casi Il primario Vecchiet lancia l’allarme reinfezioni: «Alcuni si riammalano anche dopo un solo mese»

CHIETI. L'alto numero dei contagi Covid mette in allarme l'ospedale. Al Santissima Annunziata non è ancora emergenza, ma se i contagi continuano a salire l'ospedale tornerà in difficoltà. La provincia teatina è tra le 13 province italiane, prima tra quelle abruzzesi, per la circolazione del virus. Attualmente la situazione nel presidio ospedaliero è sotto controllo: l’unico reparto Covid è quello di Malattie infettive diretto da Jacopo Vecchiet. «Ad oggi nel mio reparto», dice Vecchiet, «su 27 posti letto, solo 7 sono liberi». L'ospedale teatino ha adottato il metodo della cosiddetta “bolla-Covid” in ogni reparto. Vale a dire, spiega il direttore della Clinica medica, Francesco Cipollone, referente della medicina Covid della Asl teatina, «che se un paziente, ricoverato per una qualsiasi patologia che non sia il Covid, si scopre positivo, non viene trasferito in un reparto Covid, ma resta nel proprio reparto, solo in una sorta di bolla che ne evita il rischio di contagio».
I DATI
I numeri registrano la provincia teatina tra le 38 province italiane in cui si registrano più di mille casi ogni 100mila abitanti. Nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio sono stati 1.164 quelli registrati. A dirlo è l'ultima rilevazione della fondazione Gimbe. Nelle 38 province con i numeri più alti sono presenti tutte e quattro le province abruzzesi: la peggiore risulta essere proprio quella teatina. L'incidenza supera i 500 casi per 100mila abitanti in 103 province, di cui 38 registrano mille casi per 100mila abitanti. Chieti è dodicesima, arriva dopo Napoli (1.433), Lecce (1.395), Cagliari (1.270), Brindisi (1.262), Salerno (1.235), Padova (1.234), Siracusa (1.230), Latina (1.224), Caserta (1.222), Rimini (1.209), Roma (1.207), Chieti (1.164). Per Vecchiet, però, i dati della provincia teatina, seppure leggermente superiori, sono comunque in linea con il resto d’Italia e delle altre province abruzzesi. L’alto numero di contagi può essere anche sintomo di una maggiore quantità di tamponi e dunque di una migliore attività di ricerca del virus.
LE VARIANTI
La colpa è di Omicron 5, «la variante che ha aumentato la capacità del virus di contagiare», spiega Vecchiet, «anche persone che si sono già ammalate di recente possono essere contagiate. I casi di reinfezione, che io preferisco chiamare di ricontagio, hanno spesso sintomi più lievi. Abbiamo avuto casi di ricontagio anche a distanza di un mese dal primo contagio. Il momento è comunque delicato, perché se andiamo avanti in questo modo il rischio è quello di tornare in seria difficoltà. Mai come in questo momento c’è la necessità di una integrazione con il territorio, per evitare anche di mettere a dura prova il pronto soccorso». Il tema della medicina territoriale è stato affrontato ieri anche con un vertice in Regione, l’ente coinvolgerà ben presto i medici di medicina generale. «È importante che le Usca continuino a funzionare, al di là del nome che si vuole dare a questi organismi», dice il docente universitario. Per combattere la nuova ondata, secondo Vecchiet è importante riprendere la vaccinazione, soprattutto per i cosiddetti pazienti fragili, e mantenere quelle regole di distanziamento, sanificazione delle mani e mascherina. «Per quanto mi riguarda», dice Vecchiet, «io continuo di norma a utilizzare la mascherina al chiuso». Ma la partita vera si gioca ora, secondo il medico, a livello di medicina del territorio. Solo su questo terreno si potrà evitare il rischio collasso per il Santissima Annunziata.
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