Operai come schiavi, a giudizio in cinque

7 Luglio 2015

Fabbrica di Roccascalegna: a processo due pescaresi, gli altri tre di Silvi, Casoli e Castel di Sangro

ROCCASCALEGNA. Avrebbero fatto lavorare gli operai romeni in condizioni di semi schiavitù, pagandoli 10 o 20 euro alla settimana, 50 quando andava bene, per nove ore di lavoro al giorno, compresi il sabato e la domenica. Li facevano vivere ammassati in locali, da loro procurati, facendoli pagare 500 euro. Gli operai della Saldoteck, che produceva scocche per caldaie a Roccascalegna, non potevano neanche lamentarsi se non volevano essere picchiati o minacciati con la pistola, oppure se non volevano rischiare ritorsioni sui parenti rimasti in Romania. A far vivere questo incubo dal marzo 2014 a una dozzina di operai sarebbero stati Roberto Sandionigi, 57 anni, nato in provincia di Lecco ma residente a Pescara,proprietario della fabbrica, Georghe Barbulescu 58 anni residente a Silvi che per l’accusa fungeva da intermediario per reclutare gli operai. I due "caporali", arrestati nei mesi scorsi, finiranno a processo, al 13 gennaio 2016 di fronte al collegio, assieme a Luciano D’Agostino, 51 anni di Pescara, Eduardo Liberatore, 51 anni di Castel Di Sangro e Daniele Di Giuseppe, 45 anni di Casoli. Per tutti l’accusa è di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro proprio perché «esponevano i lavoratori a situazioni di grave pericolo sul lavoro», per le «condizioni di lavoro gravi» e non solo. Sandionigi, Barbulescu devono anche rispondere rispettivamente di falsità in scrittura privata e truffa, e di violenza privata e lesioni aggravate. A testimonianza proprio che gli operai sarebbero stati picchiati e minacciati con le armi. Anzi,è stata proprio da una denuncia di un operaio a una tivù romena, malmenato e minacciato per aver chiesto parte del denaro che gli spettava per acquistare cibo, a far scattare un anno fa le indagini condotte dal commissariato di polizia di Lanciano, e coordinate dalla Procura frentana. Che ha anche ottenuto il sequestro della fabbrica dove gli ispettori del lavoro trovarono locali per la saldatura saturi di fumo e polveri, senza finestre e aperture, né tantomeno impianti di aspirazione.

A processo si dovranno chiarire i fatti, capire come si lavorava nell’azienda, come vivevano gli operai, se venivano sfruttati e fatti vivere in condizioni disumane.

Teresa Di Rocco

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