Operai morti, maxi risarcimento

Schiacciati da una parete. Due anni e 6 mesi al titolare del cantiere che dovrà sborsare 376mila euro
LANCIANO. Morirono sul lavoro i due operai Jaroslaw Ivakhnyuk,34anni, ucraino che risiedeva ad Altino, e Gramoz Metushi, 41anni, albanese che aveva dimora a Casoli, dipendenti della Legnotek di Casoli. Persero la vita il 18 aprile 2011 schiacciati da una parete di legno del peso di 30 quintali mentre stavano montando una casa in prefabbricato a Re di Coppe.
Un incidente che è finito a processo iniziato nel 2013 col rinvio a giudizio di: Franco Di Lallo, di Altino, datore di lavoro,e responsabile civile della Legnotek, Orazio D’Orazio, di Lanciano, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, Anna Talone di Casoli, legale rappresentante della società D’Amico datore di lavoro del gruista che reggeva la parete di legno che schiacciò gli operai. Ieri il giudice Francesco Marino ha condannato il datore di lavoro Franco Di Lallo, responsabile civile della Legnotek, a due anni e sei mesi di reclusione e a un risarcimento danni di 376mila354, 45 euro più gli interessi maturati fino ad oggi, all’Inail che si è costituita parte civile nel processo. D’Orazio, rappresentato dall’avvocato Alessandro Troilo, e Talone, difesa da Ugo D’Ippolito sono stati assolti con formula piena, perché il fatto non sussiste. Le indagini sulla tragedia furono condotte dai carabinieri di Lanciano e dal sostituto procuratore Rosaria Vecchi che nel suo rapporto portò avanti le accuse, arrivate a processo, di omicidio colposo, di negligenza, imprudenza ed imperizia, nonché violazione della normativa antinfortunistica. Secondo la ricostruzione sembra che i due operi – c’era anche un terzo operaio rimasto illeso perché si ritrovò nella parte di parete aperta, perché era quella che conteneva la finestra - dipendenti della ditta Industrie Legnotek di Casoli regolarmente assunti, nel pomeriggio del 18 aprile 2011 stavano innalzando una parete di legno lunga 6 metri della casa prefabbricata che stavano realizzando a Re di Coppe. La parete era stata fissata con le cinghie ad una gru e poi ancorata a terra, forse con dei supporti provvisori tanto che questa si staccò e cadde loro addosso. Ivakhnyuk morì sul colpo mentre Metushi perse la vita mentre i sanitari del 118 lo stavano trasportando all’ospedale Renzetti.
Autopsie, che stabilirono che il decesso in entrambi i casi era avvenuto per choc traumatico da schiacciamento, perizie, sequestro del cantiere, indagini elaborate e poi un processo lungo che si è chiuso ieri con la condanna di Di Lallo a due anni e 6 mesi e al risarcimento all’Inail di quasi 380mila euro. Di Lallo può appellare la sentenza.
Teresa Di Rocco
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