Operai ridotti in schiavitù «Nessun caporalato in ditta»

ROCCASCALEGNA. Nessun caporalato alla fabbrica Saldoteck di Roccascalegna per il sostituto procuratore Francesco Carusi. Ieri, si è aperta la discussione per fabbrica che faceva saldature e scocche...
ROCCASCALEGNA. Nessun caporalato alla fabbrica Saldoteck di Roccascalegna per il sostituto procuratore Francesco Carusi. Ieri, si è aperta la discussione per fabbrica che faceva saldature e scocche per le caldaie a Roccascalegna, con 5 persone a processo per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo le accuse iniziali, Roberto Sandionigi, 60 anni, residente a Pescara e proprietario della fabbrica, Georghe Barbulescu, 61 anni, residente a Silvi che reclutava gli operai, Luciano D’Agostino, 54 anni di Pescara, Eduardo Liberatore, 54 anni di Castel Di Sangro e Daniele Di Giuseppe, 48 anni di Casoli, avrebbero fatto lavorare gli operai romeni presi in fabbrica in condizioni di semi schiavitù, pagandoli 10 o 20 euro alla settimana, per 9 ore di lavoro al giorno, compresi sabato e domenica. Li avrebbero fatti ivere ammassati in locali, da loro procurati, facendoli pagare 500 euro. E gli operai avrebbero dovuto tacere per evitare di essere picchiati o minacciati con la pistola. Sandionigi e Barbulescu, che furono anche arrestati, rispondono anche di falsità in scrittura privata e truffa e di violenza privata e lesioni aggravate.
Carusi nella requisitoria, pur riconoscendo alcuni aspetti del caporalato, come lo sfruttamento dei lavoratori con paghe al di sotto dei minimi previsti dai contratti collettivi di lavoro, la mancata sicurezza con locali che erano anche asfittici (a sostegno la procura ha mostrato analisi Asl che hanno attestato che lo stabilimento era privo di impianto di aspirazione) non ha potuto dimostrare tutte le condizioni previste dall’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. «Dovevano esserci altre prove», ha detto il pm, «ma durante l’istruttoria non sono emerse». Da qui la richiesta di assoluzione per insufficienza di prove. Assoluzione piena chiesta poi dai legali degli imputati Michele Di Toro (che ha chiesto anche il dissequestro della fabbrica), Marta Di Nenno e Giuseppe Pantaleone. Il 15 maggio è attesa la sentenza.
Teresa Di Rocco

