Operaia in nero ferita, scatta la condanna

Incidente sul lavoro a Pretoro, la sentenza: la falegnameria non era sicura, pena di 6 mesi al titolare
CHIETI. Finì in coma dopo una caduta nella falegnameria in cui lavorava in nero. Per quell’incidente, avvenuto a Pretoro il 17 marzo del 2014, il titolare della ditta – accusato di lesioni colpose – è stato condannato in secondo grado a 6 mesi di reclusione. La Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la sentenza del tribunale di Chieti. L’imprenditore Vincenzo D’Angelo, 60 anni di Pretoro, dovrà anche risarcire l’operaia rimasta gravemente ferita, che ha riportato un’invalidità del 40 per cento a seguito dell’incidente sul lavoro: i danni patrimoniali e non patrimoniali verranno quantificati in separata sede. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Stefano Azzariti.
Il giudice Valentina Ribaudo, nella sentenza di primo grado, sottolinea che quel giorno la lavoratrice K.P., all’epoca 39enne, «precipitava da un terrazzino mentre caricava dei sacchi di segatura». L’infortunio sul lavoro «si è verificato per colpa dell’imputato che, nella sua qualità di datore di lavoro, avendone uno specifico obbligo legale, ometteva di valutare i rischi connessi all’operazione di “lavoro in quota” senza la predisposizione di sistemi di sicurezza». Se il solaio fosse stato dotato di ringhiere, sostiene il tribunale, «nel momento in cui K.P. ha perso l’equilibrio, non sarebbe precipitata da un’altezza di oltre due metri dal suolo, sicché le lesioni avrebbero potuto evitarsi o, quantomeno, verificarsi con una gravità notevolmente più ridotta». Dagli accertamenti dei carabinieri di Rapino è emerso che l’imprenditore cercò di depistare le indagini. Non chiamò l’ambulanza, ma accompagnò con la sua auto la donna in ospedale; poi sostenne che l’operaia si fosse recata nella falegnameria per comprare un sacco di segatura e fosse caduta accidentalmente dalle scale interne che collegano la casa del titolare alla falegnameria. Una tesi che, secondo il giudice, «risulta del tutto inverosimile e destituita di ogni fondamento». Non solo: i familiari di K.P. hanno raccontato in aula che, tre giorni dopo l’incidente, l’imprenditore si presentò da loro ripetendo di nuovo «che la donna era finita giù dalle scale e voleva chiuderla con mille euro». In realtà la caduta dal terrazzino della lavoratrice è stata filmata anche dal sistema di videosorveglianza installato vicino alla falegnameria. Le motivazioni della sentenza di secondo grado verranno depositate entro il 15 aprile. (g.let.)

