Operaio morto, chiesto un patteggiamento

16 Settembre 2022

Il legale della ditta che gestiva il cantiere in cui lavorava Di Biase vuole concordare la pena con il pm

VASTO. Breve ma importante udienza preliminare ieri, nell'aula del tribunale di Vasto, a carico dei tre imputati di omicidio colposo in concorso, con l'aggravante di aver violato le norme antinfortunistiche, per la morte di Nicola Di Biase, operaio 59enne di San Salvo, avvenuta l'11 novembre 2020. Il gup Fabrizio Pasquale ha accolto la costituzione di parte civile della moglie dell'operaio e dell'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. Ad assistere quest’ultima e il figlio di Di Biase è l'avvocato teatino Marco Bevilacqua dello studio legale 3A. L'avvocato Antonello Cerella, difensore di M. N., 43 anni, rappresentante legale della ditta a cui erano stati affidati i lavori sulle facciate del condominio in via Montegrappa e della Edil 2020 srl, ditta esecutrice dei lavori e subappaltatrice, vuole patteggiare e l’udienza è stata aggiornata al 1° dicembre 2022 proprio per permettere al legale di munirsi della procura speciale per chiedere il patteggiamento. Gli avvocati Carmine Petrucci e Luigi Masciulli, legali degli altri due imputati, N.V.D.N, 41 anni di Vasto, titolare della ditta Tes datrice di lavoro di Di Biase ed esecutrice in subappalto di diverse lavorazioni, e A.R.L., 67enne di San Salvo, coordinatore e responsabile della sicurezza nel cantiere, non hanno chiesto alcun rito alternativo. L'incidente in cui perse la vita Di Biase avvenne come detto l'11 novembre 2020. In assenza di testimoni la procura decise di affidarsi a diversi periti, disponendo due accertamenti tecnici irripetibili. L'autopsia ha accertato che la morte dell'operaio avvenne per «gravissimi politraumi da precipitazione», ossia fratture multiple, emorragie e lesioni agli organi interni. «Ma soprattutto», spiega una nota dello studio legale 3A, «il magistrato oltre ad aver vagliato tutti gli atti di indagine degli ispettori dello Spsal dell'Asl, ha affidato all'ingegnere Marco Colagrossi una perizia tecnica per ricostruire nel dettaglio le modalità dell'evento». Il consulente, avvalendosi anche delle immagini di una telecamera, ha concluso che la caduta sarebbe avvenuta da un’altezza di 4-5 metri da un terrazzo privo di protezioni. «I tre indagati» spiega il pm Giampiero Di Florio, «avrebbero causato la morte di Di Biase per colpa, negligenza, imprudenza e imperizia, nonché violando le norme che tutelano la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ai due imprenditori si imputa di aver omesso di sistemare nel terrazzo del condominio, da cui il lavoratore è precipitato, idonei parapetti e tavole fermapiedi. L'addetto alla sicurezza invece avrebbe omesso di redigere il piano di sicurezza, coordinamento e controllo. L’avvocato Antonello Cerella, difensore di M.N., sottolinea tuttavia che la vittima cadde da un terrazzo che non era oggetto di ristrutturazione. «Di Biase non avrebbe dovuto trovarsi sul terrazzo dal quale è caduto», sostiene Cerella. La moglie e il figlio del 59enne si augurano che il 1° dicembre venga comunque emessa una sentenza. (p.c.)
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